L’Imponente Retrospettiva di Matt Mullican all’Hangar Bicocca

Si chiama “The feeling of things” la più grande mostra mai realizzata dall’artista contemporaneo statunitense, presentata l’11 aprile a Milano in occasione dell’Art Week a Milano.

Si aggira nell’immenso labirinto colorato della sua mente – nel vero senso della parola – visibilmente emozionato. Scambia una parola con tutti, si sofferma davanti a qualche opera e poi prosegue. Matt Mullican ripercorre per la prima volta tutta la sua vita artistica all’inaugurazione della retrospettiva che l’Hangar Bicocca di Milano ha allestito in suo onore con l’entusiasmo e la semplicità di un bambino. Ha il viso gentile, una camicia rossa sgualcita e una giacca geometrica bianca e blu. Si chiama “The feeling of things” la più grande mostra mai realizzata dall’artista contemporaneo statunitense, presentata l’11 aprile a Milano in occasione dell’Art Week, settimana milanese dedicata all’arte moderna e contemporanea. Curata da Roberta Tenconi, rimarrà allestita fino al 16 settembre e rappresenta l’intera “cosmologia” di Mullican. Parliamo di 5000 metri quadrati a lui dedicati, casa di 500 opere e 6000 oggetti fra disegni, schizzi, fotografie, sculture, installazioni, video e stendardi. Tutto ciò che ha permesso all’artista di indagare sulla relazione tra realtà e percezione, sulla sua interpretazione della realtà, esplorando anche l’inconscio attraverso la sua celebre tecnica performativa dell’ipnosi.

“I love to work for truth and beauty” si legge all’ingresso della sezione rossa, quella riservata all’Io dell’artista, dove il visitatore si può immergere nel suo alter-ego durante gli stati di trance. Mullican  in questi attimi “esce” da se stesso. Diventa un’altra persona, “That person” come si definisce: un’entità senza età e asessuata in grado di esprimersi realizzando opere intrecciate ad un velo di inquietudine. Ma anche queste visioni rimangono organizzate a puntino.

Poi si passa alle altre 4 aree tematiche: quella nera del linguaggio (dove Mullican riesce a rendere emotivo anche uno schizzo stilizzato su un foglio di carta), gialla delle arti, blu della quotidianità (qui l’artista riporta il tema della città ideale attraverso opere cartacea, in granito, vetro e lighbox). “I cinque mondi” si chiudono con l’area verde degli elementi naturali. E tutto è incasellato, organizzato, geometrico, incorniciato in maniera esemplare. Le opere e i piccoli gesti rappresentati si ispirano a elementi tratti da film, simboli, segnaletica degli aeroporti, icone primordiali, culture diverse.

Tutto qui? Neanche per sogno. Il colpo di scena arriva alla fine. Il percorso espositivo si chiude con il naso all’insù nel cubo. Lì troviamo la presentazione di oltre 70 “Rubbings”, dipinti che Mullican ha eseguito con la tecnica del frottage a partire dal 1984 che ricoprono in lungo e in largo tutte le pareti. E per vederlo all’opera? Segnatevi questa data: sabato 26 maggio l’artista realizzerà una delle sue celebri performance sotto ipnosi. E entrerà in uno stato di trance di fronte ai visitatori.

Foto by Andrea Tillaro

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Cristina Mazzi
Cristina Mazzi
Dopo la laurea in discipline della Comunicazione all'Alma Mater di Bologna e un corso di scrittura creativa, Cristina ha iniziato a collaborare con il quotidiano nazionale il Resto del Carlino, per il quale si è occupata di scrivere articoli giornalistici di cronaca, politica, cultura e spettacoli. Scrive inoltre per riviste di economia, design e architettura e si è specializzata in social media management.

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