Giorgia Meloni VS Museo Egizio

Si stava meglio quando si stava a New York con i pidocchi.

Puzzano. Hanno i pidocchi. Violentano le nostre donne. Rubano. Questo brevemente il contenuto di una petizione letta negli anni ’20 al congresso americano. Si parlava degli emigrati italiani, che tra il 1900 ed il 1920 in oltre 4 milioni sbarcarono in suolo americano. Alla lettura della non poco discriminante e celebre petizione, il Metropolitan Museum di New York rispose con una grande mostra di Leonardo da Vinci. Tutti i cartelloni pubblicitari dell’esposizione affissi nella grande mela erano rigorosamente nella nostra lingua. Un dirompente, intelligente ed incredibilmente efficace gesto di integrazione, che davvero non necessita ulteriori commenti.

Questa storia, che da italiano un po’ mi commuove, è stata ricordata alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (ed anche a tutti noi) dal direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco. È inizio febbraio quando Giorgia Meloni si presenta con un gruppo di sostenitori davanti all’ingresso dell’istituzione. Il motivo della visita è protestare contro “fortunato chi parla arabo”, l’ultima iniziativa del museo. Uno sconto sugli ingressi per i cittadini di lingua araba, voluto dal direttore per riavvicinare i tanti cittadini nord africani presenti nella città di Torino alla loro antica cultura.

A voi le considerazioni. Le mie personali? Che la storia si ripete, ma a chi non vuole imparare non insegna un cazzo.

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