Giorgio di Palma: le Ceramiche di cui non c’era bisogno

L’artista pugliese che rende eterni gli oggetti del quotidiano attraverso la ceramica.

Giorgio di Palma nasce a Grottaglie nel 1981 e, dopo aver conseguito una laurea in archeologia, trascorre vari anni all’estero tra Ungheria, Portogallo e Germania, lavorando come tecnico informatico e svolgendo attività di volontariato per progetti di comunità. Nel 2010 la nostalgia per la propria terra e la prospettiva di creare qualcosa che fosse al contempo innovativo e legato alla tradizione della città natale lo riportano in Italia. A Grottaglie – nota anche come “città delle ceramiche” – Giorgio apre quindi un proprio laboratorio, seguendo l’esempio del padre, ceramista e professore di disegno, nonché a sua volta titolare di uno studio d’arte.

È proprio questa formazione insolita, lontana da istituti d’arte e accademie, a decretare la fortuna del giovane artista, permettendogli di sviluppare fin da subito un proprio stile, originale e leggero, ma non per questo privo di significato. Con le sue “Ceramiche di cui non c’era bisogno” Giorgio di Palma riproduce oggetti di uso quotidiano e lo fa a modo suo, «lasciando spazio all’idea, trascurando la tecnica» ed evitando che i suoi manufatti «possano avere una reale funzionalità». 

Palloncini, gelati, sigarette, cerotti, popcorn, macchine fotografiche, flaconi d’alcol, sturalavandini, borse dell’acqua calda e persino confezioni di Amuchina spray – tutto rigorosamente realizzato a mano e in ceramica – sono solo alcuni degli oggetti che escono dal laboratorio dell’artista, esempio tangibile di come sia possibile, nel presente, rinnovare con successo saperi e tecniche del passato. «Figlio di un’estetica anni Ottanta», come lui stesso si definisce, Giorgio di Palma predilige, per le sue opere, le grafiche vivaci e accattivanti di quegli anni, alle quali si dice essere nostalgicamente molto più affine rispetto alle tendenze minimal oggi imperanti.

Giorgio di Palma, Detersivi, 2015. Photo Credits Dario Miale

Nata come materiale per la produzione di oggetti d’uso comune – recipienti per olio e vino, piatti, vasi e molto altro – la ceramica di Grottaglie vanta, paradossalmente, una lunga storia legata alla funzionalità, pur attraverso un elegante decorativismo di forme, smalti e colori che da sempre ne contraddistinguono l’“inutile” bellezza. La comparsa di materiali industriali, come la plastica o la latta, ha tuttavia contribuito alla crisi dell’intero settore, sostituendo gli oggetti in ceramica con quelli realizzati nei nuovi materiali.

«Io ho fatto il contrario», racconta Giorgio. «Realizzando in ceramica versioni di oggetti originariamente prodotti con altri materiali, ho voluto attuare un percorso inverso: un cortocircuito che mi ha permesso di rivendicare la materialità della ceramica ed il suo valore produttivo, storico e tradizionale». La perdita, da parte di questi oggetti, della loro funzione pratica è la naturale conseguenza di questo processo, oltre che la personale critica dell’artista al consumismo contemporaneo.

Giorgio di Palma, Posacenere, 2013. Photo Credits Dario Miale

Con ironia, Giorgio di Palma si diverte a trasformare l’inutile in eterno, in un’epoca in cui si è soliti circondarsi di oggetti, ritenendoli in un primo momento essenziali ma gettandoli via poco dopo, per passare al modello successivo, dentro quella che si rivela essere una continua corsa all’aggiornamento. Pop e iperrealista nella forma, l’artista non deve, tuttavia, il significato delle proprie opere a nessuna delle due tendenze. I colori brillanti, le superfici lucenti, la scelta di oggetti che immediatamente richiamano l’attenzione di chi li osserva hanno infatti una forte funzione comunicativa; tuttavia, il loro fine ultimo resta sempre l’evocazione di un ricordo da ripescare – talvolta con malinconia – nella memoria.

L’attività di Giorgio di Palma non si ferma però alla sola ceramica. In collaborazione con il fotografo Dario Miale, nel 2013 nasce infatti “Sano/sano”: eclettico contenitore di progetti originatisi da esposizioni itineranti, all’interno dei quali i due artisti – attraverso un originale connubio tra ceramica e fotografia – documentano in chiave ironica la realtà. Dopo la partecipazione a varie residenze internazionali, nel 2017, inoltre, i suoi coni gelato vengono notati da Massimo Bottura e Lara Gilmore, che gli offrono l’opportunità di ospitarne un’istallazione presso l’Osteria Francescana.

Giorgio di Palma, temporary installation at Masseria Moroseta, Ostuni (Italy). Courtesy Giorgio di Palma

Artista, ma anche artigiano e designer – o anti-designer? –, Giorgio di Palma ama considerarsi prima di tutto un comunicatore, attratto dall’utilizzo di diversi media – tra cui il video, la scrittura e l’illustrazione – per raccontare storie e provocare una riflessione in chi si affaccia con curiosità nel suo atelier o nota divertito le sue istallazioni pubbliche all’aperto.

Cover Photo Credits: Giorgio di Palma, Ghiaccioli, 2014. Photo Credits Dario Miale

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Virginia Vannucchi
Virginia Vannucchi
Laureata in Storia e Tutela dei Beni Artistici ha proseguito gli studi in Storia dell'Arte a Firenze. Dopo aver svolto workshop e tirocini formativi presso realtà culturali fiorentine come Fondazione Palazzo Strozzi, Villa Bardini e MAD | Murate Art District, ha collaborato con Barbara Paci Art Gallery e ricopre il ruolo di Contributor per Ki Culture e Hubbinar.

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