La nuova lettera scritta da Vincent van Gogh e Paul Gauguin

Acquistata una lettera da 210 mila euro firmata Van Gogh e Gauguin. In mostra da ottobre al Van Gogh Museum di Amsterdam.

La Fondazione Vincent Van Gogh festeggia l’acquisizione per 210.600 euro di una nuova lettera durante un’asta parigina da Drouot, la holding francese specializzata nel mercato di opere di belle arti. La lettera acquisita il 17 giugno 2020 è entrata dalla scorsa settimana a far parte della collezione del Van Gogh Museum di Amsterdam e si presenta come un’importante testimonianza del rapporto tra Van Gogh ed il collega Paul Gauguin, durante il periodo tra il 1888 e il 1889 in cui vissero insieme lavorando a stretto contatto.

La lettera scritta a quattro mani da Van Gogh e Gauguin testimonia un periodo magico e controverso per entrambi: quello in cui, su invito di Van Gogh, Gauguin lo raggiunge ad Arles per lavorare insieme e fondare una comune abitata da pittori. I fatti, come sappiamo, prendono un’altra piega. In pochi mesi divergenze apparentemente superabili sfoceranno in liti furibonde, ponendo fine al progetto di Van Gogh. Quando Gauguin gli rivela di volersene andare, Vincent si taglia un orecchio. Ma al momento della corrispondenza con Bernard la convivenza nella Casa Gialla è appena iniziata: i due sono certi che il lavoro comune condurrà a un “grande rinascimento dell’arte”. Era il 1888 quando Paul Gauguin accettò di recarsi a vivere nella casa di Arles insieme a Van Gogh. Dopo una settimana di convivenza i due artisti sono già dei compagni di pitture molto affiatati, discutono d’arte, di stili, di pittura: per questo decidono di scrivere insieme un testo indirizzato all’amico artista e collega Emile Bernard. Van Gogh scrive: «Ora ti dico qualcosa che potrebbe interessarti: abbiamo fatto una serie di escursioni in dei bordelli ed è probabile che alla fine andremo spesso lì a lavorare»

Oltre a certe specifiche sulle rispettive pratiche artistiche, nel testo Emile Bernard viene messo al corrente della volontà di instaurare nella città di Arles una colonia di artisti: un ambizioso progetto per mezzo del quale Van Gogh percepisce l’opportunità di passare alla storia per aver rivoluzionato l’arte moderna seguendo principi pittorici visionari, spiritualmente e tecnicamente nuovi. Purtroppo l’idea utopica dell’artista olandese non è condivisa del tutto da Gauguin che racconta ad altri amici di non sopportare molto l’entusiasmo di Van Gogh, anzi di non mandar più giù né la situazione generale, né la città di Arles, luogo per lui insopportabile in cui si sente un estraneo. Il rapporto con l’amico si va incrinando sempre più e Gauguin racconta: «Vincent e io andiamo in genere poco d’accordo, soprattutto quando si tratta di pittura. […] io gli rispondo: “sissignore, avete ragione”, per avere pace. I miei quadri gli piacciono, ma quando li faccio trova sempre che questo o quest’altro non va. Lui è un romantico e io sono più vicino ai primitivi.» La situazione nel giro di pochi mesi si aggrava e raggiunge l’apice con il proverbiale ed estremo gesto di Van Gogh del taglio dell’orecchio avvenuto dopo una funesta lite con l’amico, che si vede costretto a chiudere definitivamente i rapporti e ad andarsene lontano da Arles nel 1889.

 

Con una collezione di circa 875 documenti il Van Gogh Museum è la casa della più grande collezione esistente delle corrispondenze dell’artista olandese e, come ricorda Emilie Gordenker, direttore del Van Gogh Museum, la gratitudine deve essere rivolta soprattutto nei confronti della Fondazione senza la quale questo ulteriore arricchimento non sarebbe stato possibile, tenendo conto soprattutto di questi “challenging times”. Presto potremo leggerla integralmente grazie alla mostra Your loving Vincent: Van Gogh’s Greatest Letters, in programma da ottobre presso il museo olandese.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Il ritorno dell’archeologia italiana in Siria: la missione di Tell Semhani guidata da Lorenzo D’Alfonso

Dopo quindici anni di stasi, a causa di una delle guerre civili più disastrose degli ultimi decenni, in Siria stanno progressivamente riprendendo le attività di scavo e ricerca archeologica. Il territorio rappresenta una delle culle della civiltà umana così come la conosciamo, con una storia millenaria e siti che rappresentano pietre miliari dell’archeologia mondiale.

Il vincitore del Premio Colline ad Arte si racconta: Shezad Dawood e la voce del paesaggio

Antifona, opera realizzata dall’artista Shezad Dawood (Londra, 1974), ha vinto la prima edizione del Premio “Colline ad Arte”, promosso dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Treviso-Belluno.

Artuu Newsletter

Scelti per te

Tra ribellione urbana e spiritualità antica, la pittura avvolgente di Gonzalo Borondo alla 21 Gallery

Dopo Audaci. Dalle avanguardie storiche agli artisti mascherati, l’arte del libero pensiero, mostra inaugurale della sede padovana, la galleria ospita fino al 16 gennaio la personale dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo, Porta l’acqua un fuoco fermo, curata da Cesare Biasini Selvaggi

White Entropy: Jacopo Di Cera porta a Malpensa l’immensità silenziosa delle montagne e il loro fragile equilibrio

Ed è proprio grazie al lavoro di Jacopo Di Cera che si spiega ai nostri occhi l’immensità di infinite distese di bianco. White Entropy è il titolo della mostra personale dell’artista, visitabile fino al 31 marzo 2026 presso il PhotoSquare dell’Aeroporto di Milano Malpensa.

Seguici su Instagram ogni giorno