La sinergia tra silicone e metallo nei lavori di Hannah Levy

Ciò che contraddistingue la pratica artistica di Hannah Levy è rendere alieni oggetti comuni distorcendo le loro proprietà formali

In un equilibrio tra seduzione e paura, funzionalità e farsa, il vocabolario visivo dell’artista comprende strumentazione medica, attrezzature per l’esercizio fisico, barre di sicurezza, vegetali, dolci e perle.

Si tratta di oggetti che stimolano una repulsione e allo stesso tempo attrazione così estreme quasi da rasentare l’umorismo.

A 31 anni, Hannah Levy fa parte di una generazione emergente di scultori – tra i quali Ivana Bašić, Andra Ursuţa e Yu Ji – che utilizzano tecniche di fabbricazione industriali per creare forme corporee delle volte chic, erotiche, aliene e grottesche.

Le forme metalliche e lineari evocano delle associazioni con arredi domenistici o da ufficio alla Corbusier maniera

C’è un evidente recupero dal Surrealismo del fascino per l’inquietante e il degradante.

Il lavoro di Levy assume un punto di vista ambivalente sulla cultura materiale dell’ultimo secolo.

Hannah Levy, Untitled, 2018, Nickel-plated steel, silicone, rubber, zipper

Le opere di Levy alla 59esima edizione della Biennale di Venezia

Il linguaggio visivo ha attirato diversi ammiratori, tra i quali la curatrice Cecilia Alemani.

Ha inoltre ha incluso tre sculture della Levy in Il latte dei sogni, la 59esima edizione della Biennale di Venezia.

Hannah Levy, installation view alla 59esima edizione della Biennale di Venezia, 2022

Il primo lavoro consiste una sacca di silicone afflosciato in equilibrio su quattro gambe metalliche lucide che ricorda un ragno. 

Il secondo lavoro è una sottile membrana di silicone tesa su una struttura di acciaio a forma di ala che ricorda l’anatomia della struttura alare dei pipistrelli o di una tenda da campeggio.

Infine il terzo lavoro è l’ingrandimento in marmo di un nocciolo di pesca, materiale usato per la scultura nelle tradizioni artigianali antiche e contemporanee nonostante contenga grandi quantità di cianuro.

Proprio per le tracce di acido cianidrico contenute nei semi delle drupacee, l’artista allude all’etica del frutto proibito.

Ciascuna delle tre sculture si colloca in modo ambiguo nello spazio espositivo, apparendo un mix tra arredo funzionale e oggetto di contemplazione estetica.

La maggior parte delle opere di Hannah Levy è fatta di silicone carnoso che viene steso sopra, o forato, da metallo lavorato. 

La consistenza membranosa del silicone risulta essere in contrasto con la pesantezza industriale del secondo, creando un’unione immaginaria tra Le Corbusier e Cronenberg.

L’artista Hannah Levy nel dettaglio

Newyorkese di nascita, fin da piccola Hannah Levy è sempre stata affascinata dai mobili e dal design industriale. 

“Da bambina ero ossessionata dalle esperienze tattili” afferma la Levy, e alla fine l’ossessione è diventata un obiettivo.

“Al liceo non sapevo cosa fosse il design industriale, ma volevo costruire mobili. Volevo davvero lavorare con le mani e non avevo capito che non è quello che fa la maggior parte dei designer industriali” afferma Levy.

All’inizio l’artista trovò ispirazione nelle forme di design utilitario, come carrelli della spesa, corrimano, scale per piscine. 

Anche l’attrezzatura da palestra fu una grande fonte di ispirazione poiche le sembrava che molti fossero stati progettati per uno scopo ergonomico specifico.

E’ qui che Levy inizia a incorporare il silicone nel suo lavoro. Con un materiale sintetico elastico, simile alla pelle, l’artista ha colato oggetti di uso quotidiano, trasformando la loro consistenza riconoscibile in qualcosa di esotico.

Il suo lavoro può evocare alcuni dei più grandi successi del design industriale del XX, ma non beneficia di nessuna delle tecniche di produzione di massa che lo hanno reso possibile.

Bourgeois è un nome che fanno in molti parlando del lavoro di Levy.

Tant’è che il critico Rob Goyanes ha scritto, nel 2020, che il lavoro dell’artista è “allo stesso tempo molto Bourgeois e molto borghese, ricordando le forme surreali dell’artista franco-americana e pezzi impeccabili, anche leggermente intimidatori, dell’arredamento di lusso”.

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Giulia De Sanctis
Giulia De Sanctis
Laureata in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo, ha mosso i primi passi nel mondo dell’arte contemporanea collaborando con gallerie torinesi come supporto allestimento mostre e pubbliche relazioni. Ha supportato l’ufficio stampa IED Italia e il settore grafica della Fondazione Circolo dei Lettori di Torino. Collabora attivamente con riviste e testate web del settore artistico, eventi / tempo libero e attualità

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