Unsettling Genealogies, Alessandra Ferrini e l’eredità del colonialismo fascista

Dal 17 febbraio al 28 aprile, alcuni spazi del primo piano del Museo Novecento di Firenze ospitano delle installazioni dell’artista italiana Alessandra Ferrini, come esempio dell’indagine critica avviata nel 2020 sulle origini coloniali e fasciste di alcune istituzioni artistiche italiane.

“Unsettling Genealogies” si divide tra due spazi espositivi entrambi caratterizzati da un dialogo in cui si fondono la dimensione privata dell’artista e quella collettiva nazionale.

Il primo spazio è dedicato alla storia delle istituzioni culturali durante il fascismo; in particolare, la riflessione prende avvio da una fotografia che ritrae il Conte Giuseppe Volpi di Misurata (fondatore e presidente della Biennale del Cinema di Venezia) all’inaugurazione della Terza Mostra del Cinema di Venezia del 1935. Lo scopo di questa riflessione è quello di portare l’attenzione su quelli che furono gli effetti del regime fascista nell’arte e di come essi conseguentemente abbiano influenzato il rapporto tra estetica, ideologia e propaganda. Per questo primo spazio è stata pensata un’installazione fotografica a parete che riprende il palcoscenico raffigurato nella fotografia dell’inaugurazione. Oltre a questa, un’installazione video che riporta una serie di riflessioni e testimonianze dell’epoca, tra eredità nazionali e personali dell’artista che creano un contraddittorio materiale d’archivio che risulta, però, fondamentale per capire la costruzione dell’identità nazionale italiana e la formazione del suo sistema sociale.

Alessandra Ferrini Installation View. Courtesy by Museo Novecento. Foto by Serge Domingie. 

L’altro spazio espositivo è stato trasformato in uno spazio privato, una sorta di salottino, dove prende avvento la dimensione intima e familiare dell’artista; sulle pareti sono presenti i ritratti della nonna e della prozia che prestarono servizio presso Villa Maraini a Firenze tra gli anni Trenta e Quaranta (Antonio Maraini fu un altro personaggio di spicco del regime fascista e cofondatore della Mostra del Cinema di Venezia). Ferrini vuole sottolineare come siano fondamentali anche le testimonianze familiari per raccontare una serie di vicende storiche dimenticate e sottaciute.

Alessandra Ferrini, Unsettling Genealogies (zia Ada in posa nel giardino di Villa Maraini, anni Quaranta).

Inoltre, fino al 10 marzo nella sala cinema del primo piano è possibile assistere all’opera video intitolata Sight Unseen (2019-20) che riprende il discorso coloniale italiano, concentrandosi, in particolare, sulla figura di Omar al-Mukhtar, leader della resistenza libica contro l’occupazione italiana (1911-43). Il titolo dell’opera è significativo per darne una chiave di lettura utile alla sua comprensione: da una parte, l’obiettivo dell’artista di mettere in risalto una figura che per il popolo libico è stata sempre degna di notorietà e importanza, ma che al contrario in Italia fu oscurata e storicamente manipolata. Dall’altra parte, portare una serie di immagini come testimonianza visiva dei giorni che vanno dalla cattura di Omar da parte delle truppe italiane alla sua esecuzione, ma non legalmente pubblicabili e perciò narrate allo spettatore dallo storico Alessandro Volterra.

La mostra si pone come una testimonianza attiva di un presente stanco di rimanere in silenzio nei confronti delle atrocità del passato, e che al contrario vuole dimostrare una concreta presa di coscienza denunciandone gli errori e la disumanità.

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