L’estate di Enzo Cucchi a Castelbasso

Sul finire dell’estate capita di avvertire una sensazione di nostalgia mista a malinconia, forse perché salutiamo la stagione in cui, almeno in parte, allentiamo i ritmi frenetici del lavoro e abbiamo la possibilità di viaggiare, spostando lo sguardo altrove. E proprio un viaggio tra gli Appennini e l’Adriatico ci porta al borgo di Castelbasso, da anni realtà territoriale all’avanguardia nell’arte contemporanea, punto di riferimento per artisti, curatori e collezionisti nazionali e internazionali.

Enzo Cucchi,Mirare, 2016, bronzo, cavo in acciaio, 26x53x19 cm, dim variabili Courtesy l’artista e Galleria Zero Milano Foto di Gino Di Paolo

L’estate appena trascorsa ha ospitato sui tre piani di Palazzo De Sanctis l’esposizione “Enzo Cucchi, La Mostra”, centrata sull’ultimo decennio del lavoro dell’artista e curata da Ilaria Bernardi.

Esponente della Transavanguardia, Enzo Cucchi ne prende parzialmente le distanze per il carattere metaforico, ondivago ed enigmatico del suo segno pittorico. Gli artisti della Transavanguardiareagiscono all’ideologia utopistica del ’68, alla crisi economica, politica e sociale per concentrarsi sulla soggettività, sul colore, sulla manualità e gestualità del segno espressivo, sulla narrazione, sulla visionarietà e l’arcaicità, distaccandosi da altre correnti dal risvolto politico come, ad esempio, l’arte povera, o quella concettuale basata sull’impersonalità.

Tragli elementi iconografici presenti in mostra, e nella sua poetica in generale, spicca l’occhio, unico in grado di dare valore all’arte, perché senza essere vista essa non esisterebbe. La scultura “Mirare” del 2016 ha accolto infatti i visitatori ponendoli di fronte a una testa in bronzo percossa da un cavo d’acciaio agganciato tra due pareti.

Enzo Cucchi, Senza titolo, 2017, matita e carboncino su carta Fabriano, 150×113 cm, Courtesy l’artista e Galleria Zero Milano Foto di Gino Di Paolo

Il lavoro di Cucchi viene narrato attraverso tematiche cicliche ricorrenti, la morte e il motivo dello scheletro, come nei due stendardi “Senza titolo” del 2023, mai esposti prima, il paesaggio enigmatico, la tridimensionalità della pittura, il segno. La sala grande del primo piano diviene una fantasiosa “Cattedrale”, quasi un’installazione sacra che racchiude disegni, alcuni scultorei, tridimensionali, galleggianti, altri incorniciati e concepiti come pitture.

Unico nel suo genere un videogioco scaricabile da cellulari e disponibile per pc, console PlayStation, Xbox e Nintendo Switch, che l’artista ha realizzato per trasformare l’archivio in videogioco. E’composto da livelli, ciascuno legato a un’opera.  Allo spettatore si chiede di ricostruire l’opera attraverso un avatar, stabilendo così un legame con il mondo dell’artista. Interessante anche una proiezione dal titolo “Cucchi passo a uno” del 2012, racconto fantastico in stop-motion diretto da Maurizio Finotto, in collaborazione con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

La mostra si è chiusa con cinque pitture monumentali inserite in un contesto ambientale e visivo suggestivo e potente.

Immaginazione, creatività, stupore contraddistinguono la produzione dell’artista marchigiano, fortemente legato agli insegnamenti di Piero Della Francesca. Da sempre pittore di immagini simboliche, egli affronta il quadro non per descrivere o riprodurre qualcosa ma per creare un segno, un’armonia, spesso in chiave ironica e dionisiaca, che ha valore di salvezza e vita partendo da elementi di morte. “Si può parlare della vita solo attraverso la morte” scrive infatti l’artista nel catalogo libro d’autore realizzato per la mostra (VIAINDUSTRIAE, Foligno, 2023)

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