Perchè gli artisti guadagnano poco?

Una ricerca suggerisce che potrebbe essere colpa della conformazione del loro cervello e della quantità di dopamina che riesce a produrre quando gli viene offerta una ricompensa in denaro

Sono in molti a considerare il lavoro dell’artista un non-lavoro. Una volta ad esempio, una madre ha scritto al nostro magazine in cerca di consigli, preoccupata per la figlia che aveva deciso di mollare la facoltà di ingegneria per iscriversi all’accademia di belle arti.
Che la carriera dell’artista non sia una passeggiata si sa: è difficile trovare una galleria disposta a scommettere sul proprio lavoro, o semplicemente convincere un collezionista/cliente che l’opera che sta acquistando vale veramente la cifra che sta pagando.

Ma se invece fossero gli stessi artisti a non essere avvezzi al denaro, a preferire la libertà creativa rispetto al compenso economico? Questa è la domanda che si è posto il Dr.Roberto Goya-Maldonado, direttore del dipartimento di neuroscienza e psichiatria del Medical Center di Göttingen, in Germania. Il professore ha dato il via ad una ricerca (Reactivity of the Reward System in Artists During Acceptance and Rejection of Monetary Rewards) che ha osservato l’attività delle parti del cervello che producono dopamina (la sostanza chimica che comporta l’eccitazione spesso associata a sesso, droghe e gioco d’azzardo) quando gruppi di artisti e non artisti ricevono offerte di denaro gratuito.

È opportuno ricordare che la dimensione del campione preso in esame dalla ricerca è piuttosto ristretto. Su 24 partecipanti che hanno completato il test 12 di loro hanno lavorato nelle arti, sia come attori, pittori, scultori, musicisti o fotografi, il resto del campione comprendeva invece individui che si auto definivano “non creativi”, tra cui un venditore di assicurazioni, un dentista, un amministratore aziendale e un ingegnere.

Ad ogni partecipante è stato chiesto di indossare degli occhiali che tramite la realtà aumentata mostravano loro una serie di quadrati di diversi colori.
Ogni volta che compariva un quadrato verde, gli esaminati avevano la possibilità di selezionarlo con un pulsante e ricevere un premio in denaro di 30 Euro. Allo stesso modo veniva loro chiesto di segnalare i quadrati di altri colori pur non ricevendo niente come ricompensa.

Analizzando l’attività cerebrale dei soggetti durante l’esperimento, il team di studiosi ha scoperto che la ricezione di denaro gratuito causava negli individui artisti una secrezione di dopamina significativamente ridotta rispetto a quella dei non artisti.
Non solo, tramite un secondo test i ricercatori hanno scoperto che gli artisti mostravano una secrezione di dopamina maggiore, quando gli veniva chiesto di respingere i quadrati verdi, rinunciando così alla ricompensa. In altre parole, rispetto ai non artisti, gli artisti si preoccupano meno di ricevere denaro e si sentono meglio quando sanno che non possono averlo.

“Collettivamente, i nostri risultati indicano l’esistenza di distinti tratti neurali nel sistema di ricompensa dopaminergico degli artisti, che sono meno inclini a reagire all’accettazione di ricompense monetarie”, scrivono i ricercatori.

Insomma dopo questo studio, la madre che ci ha scritto può definitivamente mettersi il cuore in pace: se i risultati della ricerca fossero veri avere una figlia ingegnere o artista farà poca differenza sulla sua stabilità economica!

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Joseph Kosuth e i 28 metri di neon al Museo del Novecento

La nuova installazione permanente realizzata dall'artista americano per il Museo del Novecento - una scritta al neon di ventotto metri intitolata Vedere le cose - non si limita ad aggiungere un'opera alla collezione del museo, ma modifica piuttosto il modo in cui ci rapportiamo allo spazio che la ospita e, soprattutto, alla città che la circonda

Infinito Cabinet: miti, oggetti e narrazioni nella Wunderkammer di Maria Cristina Crespo

Tra gli eventi collaterali di una Biennale Arte che sussurra e riverbera l'intima bellezza delle espressioni corali, Infinito Cabinet di Maria Cristina Crespo, organizzato da Eclettica Cultura dell'Arte e a cura di Giusy Caroppo, racconta le infinite storie dell'essere umano. Miti, leggende e narrazioni si intrecciano, tra realtà e finzione, tra passato e presente, tra opera e oggetto, all'interno di uno spazio raccolto, saturo ed eterogeneo, creando una Wunderkammer di storie e simboli.

A Civitanova Marche la grafica di Fares Cachoux attraversa guerre, identità e contraddizioni del presente

La grafica, quando rinuncia alla decorazione e sceglie la precisione, può diventare uno degli strumenti più incisivi per leggere il presente. È su questa capacità di condensare tensioni politiche, ferite collettive e questioni sociali in immagini immediate che si fonda la ricerca di Fares Cachoux, artista franco-siriano protagonista della sua prima mostra personale in Italia. Dal 13 agosto al 3 novembre, lo Spazio Multimediale San Francesco di Civitanova Marche ospita …Oltre, progetto curato da Cristina Falco ed Enrico Lattanzi e organizzato dal Museo MAGMA insieme a Cartacanta APS.
Redazione Artuu
Redazione Artuu
I migliori Articoli della Redazione di Artuu

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui