Raffa: la docuserie su Raffaella Carrà, pop star e maieuta televisiva

Nel novembre 2020 il quotidiano britannico The Guardian la descrive come la «pop star italiana che ha insegnato all’Europa la gioia del sesso». Non può che essere lei, Raffaella Carrà, ex Pin-up Tuca Tuca, flapper, working woman, pop star, icona gay, maieuta televisiva, formidabile generatrice di nuove identità che abita e proietta ai suoi spettatori, che in lei si riconoscono. Creatura oceanica che unisce e divide, moderna, urbana, indipendente, erotica, dinamica: Raffaella Carrà è stata una delle figure più influenti della televisione italiana. Con il suo stile inconfondibile, ha saputo interpretare e anticipare i cambiamenti sociali e culturali del paese, diventando un simbolo di libertà, emancipazione e diversità.

La sua vita e la sua carriera sono al centro della nuova docuserie originale diretta da Daniele Luchetti, Raffa, composta da tre episodi da un’ora ciascuno. La sua carriera, iniziata da bambina e proseguita fino alla sua scomparsa nel 2021, ha abbracciato il cinema, la televisione, la musica e il teatro. Raffa nelle sue tre ore di durata ripercorre la sua vita pubblica e privata attraverso immagini di archivio, video di spettacoli, testimonianze di amici e colleghi che ricostruiscono i momenti chiave della sua storia e della sua carriera, e ne raccontano la personalità, il talento, la passione e la visione di una donna che ha saputo trasformare le difficoltà in opportunità, e che ha lasciato un segno indelebile nel mondo dello spettacolo e nella società. 

Si comincia da Lella, primo di tre capitoli della miniserie, e dalla sua infanzia a Bellaria-Igea Marina, segnata dall’assenza del padre, la difficile ricerca di una vocazione artistica, tra la danza accademica che non la soddisfa e il cinema che non la sa apprezzare; si prosegue con Rafaela e con il trionfo televisivo, che la consacra come icona di stile e simbolo di libertà, il successo internazionale, soprattutto in Spagna; e infine con Carrà, che ci porta attraverso le sfide professionali e personali, dagli anni Novanta in poi, tra alti e bassi, fino alla sua ultime apparizioni pubbliche. 

Il film si avvale di una ricca documentazione di repertorio, che mostra le diverse sfaccettature della Carrà, e di interviste a persone che l’hanno conosciuta e apprezzata, tra cui Barbara Boncompagni, Salvo Guercio, Marco Bellocchio, che è stato suo compagno di studi al Centro Sperimentale, e la scrittrice Caterina Rita, che offre una brillante analisi del suo personaggio.

Raffaella Carrà non è solo una delle più grandi star della televisione italiana, ma anche una testimone e una protagonista della storia del nostro Paese. Il suo nome d’arte nasconde la sua identità privata di Raffaella Pelloni, una donna riservata e discreta che ha sempre tenuto separata la sua vita personale da quella professionale. Ed è proprio questo quello che fa Daniele Luchetti: raccontarci le due Raffaelle, Pelloni e Carrà, e come queste si completano e si escludono, si proteggono e si specchiano pur essendo così diverse.

La sua immagine ha assunto significati diversi a seconda delle esigenze e delle aspirazioni delle varie generazioni. Negli anni ’60 e ’70, il suo caschetto biondo e il suo corpo scatenato sulle note delle sue canzoni hanno incarnato la modernità e la voglia di rinnovamento delle donne: una donna moderna, sessuata e autonoma, che si emancipa dal ruolo domestico e si afferma nel mondo del lavoro e della cultura. Inoltre la sua musica era il vessillo di una generazione che si ribellava al conformismo e alla repressione, e che si preparava a scuotere il paese nel ’68. Negli anni ’80, il suo caschetto si è trasformato, restituendo dignità e allegria a quelle donne che la crisi economica e sociale aveva relegato nuovamente in casa. Negli anni ’90 e 2000, la sua immagine ha raccontato i drammi e le gioie della vita famigliare, ma anche le sfide e le conquiste del mondo LGBT, a cui ha dato accoglienza, visibilità e legittimità. 

Il caschetto biondo, i balli, le canzoni, i vestiti, i lustrini, le tutine irresistibili, i programmi televisivi, i primi piani lunghi quasi sfacciati che indugiavano sul suo volto, un primo piano che fece breccia in televisione, lungo, reiterato, Raffa era una donna che irradiava calore, “divertente senza banalità e commovente senza sentimentalismo”. Una donna cresciuta sotto i riflettori, che ha incarnato le tempeste e le gioie di un Paese che deflagrava e si rinnovava continuamente, in modo quasi gattopardesco.

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