Tre manifesti a Ebbing Missouri, la Guerrilla Art che Vince l’Oscar

Nessuno ne ha parlato in questi toni, ma “Tre manifesti ad Ebbing Missouri” è un film sulla potenza dell’arte di comunicare e rendere sofisticati sentimenti rudi e aggressivi.

Il 27 Febbraio, a pochi giorni dalla cerimonia degli Oscar, lungo la highway che conduce al teatro sede della cerimonia, sono comparsi tre grandi manifesti rossi. I cartelloni, opera di uno street artist anonimo, lanciano un’accusa all’establishment di Hollywood in riferimento alla bufera degli scandali sessuali avvenuta nel 2017. “E l’oscar al miglior pedofilo va a…” si legge su uno, “Fate i nomi sul palco” sull’altro, “Tutti sappiamo ma ancora nessun arresto” sull’ultimo.

Uno dei cartelloni affissi fuori dagli oscar via thr

Non c’è bisogno di dirlo, lo spunto per la protesta è venuto dal film che ieri ha portato a casa 2 statuette (miglior attrice protagonista,miglior attore non protagonista), Tre Manifesti a Ebbing Missouri.

Nella pellicola una madre ( Frances McDorman) che ha perso la figlia per una morte violenta rimasta impunita, decide di riportare l’attenzione sul caso affiggendo tre manifesti che accusano la polizia di non aver svolto un buon lavoro. I cartelloni sono affissi lungo la strada principale di una piccola cittadina del Missouri, che cade nel caos. La protagonista è una donna dal carattere forte, a tratti rude, non curata nei modi e nell’aspetto, indurita dalla vita e dalla sofferenza. “Più tieni un caso sotto i riflettori più possibilità hai di risolverlo” è il pensiero della donna, che non perde occasione di creare disagi e sfogare la sua violenza purchè si parli del caso. Calci, sputi, molotov e addirittura un trapano da dentista sono le armi della protagonista contro chiunque si ponga tra lei e il suo obiettivo.

Un’immagine tratta dal film via chattanoogapulse

Il personaggio principale dunque decide di esprimere la sua frustrazione in due modi: attraverso i cartelloni e attraverso la violenza. Nel primo caso, una comunicazione sottile a cui gli abitanti di Ebbing non sono abituati, la seconda una meno sofisticata e più diretta. A minimo comun denominatore c’è solo la violenza. La violenza degli atteggiamenti della protagonista e di quei cartelloni rossi, con la scritta cubitale nera, che sono un pugno nell’occhio lungo quella strada di campagna. Il film è tutto un rimbalzare tra questi due poli, qual è più efficace? Cosa rimane di più tra un pugno in faccia e una frase scritta su un cartellone? Cosa rimane di più tra l’ attacco fatto a Weinstein in un ristorante (immagino che nessuno si ricorderà ecco qui) e i cartelloni affissi davanti alla sede della cerimonia degli Oscar?

Ragionando su questa cosa, mi sono chiesta cosa avesse lasciato in me il personaggio interpretato dalla McDorman. E quello che mi viene in mente è una donna sofisticata, intelligente, non rude e violenta.

E’ questo il potere che ha l’arte di “elegantire” qualunque cosa.

Il film è disponibile nei maggiori cinema di ogni città, puoi controllare qui il più vicino a casa tua

 

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