Marina Abramović, in Brasile un Generatore di energia per ritrovare il contatto con la terra

Dopo aver messo piede alla  Royal Academy of Arts di Londra lo scorso settembre, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua carriera artistica, Marina Abramović è sbarcata in Brasile e più specificatamente all’Usina de Arte. Lo spazio, un enorme parco che ospita spettacolari opere di artisti contemporanei locali e internazionali, come la gigantesca scultura intitolata Diva dell’artista brasiliana Giuliana Notari che raffigura una “vulva ferita” lunga 33 metri e larga 16, incastonata nella terra, ha inaugurato questo febbraio la nuova opera di colossali dimensioni intitolata Generator.

Il titolo, preso dal lavoro del 2014 che proponeva al pubblico di privarsi dell’udito e della vista con una benda e delle cuffie per portarli a uno “stato fragile” del corpo e della mente alla Sean Kelly Gallery di New York, è anche quello della nuova installazione permanente: in questo caso, però, l’artista propone una struttura parallelepipeda nera di 25 metri di lunghezza, 3 di altezza e 2,5 di larghezza. 

La caratteristica principale dell’opera è la presenza di grandi pietre di quarzo di Minas Gerais (la regione del Brasile da cui sono prelevate la maggior parte di queste pietre, ndr) incastonate alle pareti, con l’obbiettivo di promuovere l’interazione del pubblico con i cristalli e la loro energia. L’artista ha ricordato che “In questo momento di turbolenza della storia umana, viviamo in un’epoca di guerre, violenza, povertà e riscaldamento del nostro pianeta. Il rapido sviluppo tecnologico ci ha allontanati dalla natura e abbiamo perso la capacità di usare l’intuizione, la telepatia e di ricordare i nostri sogni. Abbiamo perso il nostro centro spirituale. La funzione del Generator non è solo quella di una scultura. È destinata all’interazione del pubblico con i cristalli e la loro energia, nella speranza di ripristinare la nostra capacità di connetterci con la natura attraverso la quiete e la presenza nel qui e ora”. Il pubblico dunque è libero di appoggiare la testa, di toccare, osservare le pietre trasmettendo la propria energia e donandola alla natura, agli altri, alla terra, al mondo intero.

Non è la prima volta che abbiamo potuto ammirare i lavori della Madrina della performance sull’esplorazione dell’energia: ricordiamo infatti, non solo una delle sue più celebri performance, The Artist Is Present, eseguita per la prima volta al MOMA, ma anche al MAI (Marina Abramović Institute) dove il pubblico, attraverso l’arte, la scienza e la performance, può espandere la connessione con il proprio essere e con altri partecipanti. Ovviamente, il tutto eseguito con il Metodo Abramović, grazie al quale i seguaci di Marina possono spingersi oltre i limiti del proprio corpo e della propria mente impigrita dalla modernità, sviluppando abilità come resistenza, concentrazione, percezione, autocontrollo e forza di volontà: metodo che non solo i membri del MAI hanno potuto sperimentare sulla propria pelle, ma anche celebrità come la pop star Lady Gaga, che si è cimentata in questo nuovo e alquanto bizzarro metodo per ritrovare se stessa e riconnttersi al proprio io più profondo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Antonello Grimaldi e la nuova Ambrosiana: come una storica istituzione milanese parla al presente e progetta il futuro

Con un traguardo storico di 300.000 visitatori nel 2024 — +20% rispetto all’anno precedente — la Pinacoteca Ambrosiana si conferma non solo come il museo più antico di Milano, ma anche come una delle istituzioni culturali più dinamiche e proiettate verso il futuro della città

MEGA Art Fair: a Milano una fiera oltre gli schemi. Parola ai founder

In questa intervista esclusiva, esploriamo con il team di MEGA Marta Orsola Sironi, Mattia Pozzoni e Mauro Mattei, le ragioni e le strategie dietro una selezione sempre più internazionale, il valore aggiunto della scelta di spazi dalla forte identità architettonica

Artuu Newsletter

Scelti per te

La fragile potenza dei fiori al Chiostro del Bramante: tra Brueghel, Ai Weiwei e l’IA

In un percorso che tocca cinquecento anni di arte, si è guidati in un viaggio nel tempo che non segue una direzione cronologica, non è una storia dei fiori nell’arte, ma un invito a ricentrare la nostra attenzione sulla più semplice espressione di bellezza, fragilità e perseveranza

Al MAST il lavoro si ricompone: corpi, archivi, fughe e utopie

Da un paio di mesi ha aperto al pubblico la mostra curata da Urs Stahel che raccoglie i progetti realizzati dai cinque finalisti del “MAST Foundation for Photography Grant on Industry and Work”.

Seguici su Instagram ogni giorno