Premio Pascali a Francesco Arena, 30 altalene per volare sulle parole a Polignano a Mare

L’arte è in bilico, la vita stessa è in bilico. Si sta perennemente sull’altalena, in un susseguirsi di “up and down” che scandiscono il tempo, il trascorrere dei giorni come delle stagioni. La città di Polignano a Mare si è riempita di altalene. Qui sanno bene cosa possa significare stare in bilico tra terra, mare e cielo, dove ogni cala è una profonda ferita della costa e l’acqua si insinua tra gli strapiombi.

Francesco Arena

Il Premio Pino Pascali quest’anno ha guardato in casa e ha gratificato l’ingegno di un talento pugliese. A vincere la 26esima edizione è stato, infatti, l’artista Francesco Arena, classe 1978, originario di Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, ma residente a Cassano delle Murge, nel territorio barese. Suo il progetto di arte pubblica “30 Altalene”, a cura di Bruna Roccasalva, direttrice artistica di Fondazione Furla.

La commissione, presieduta da Giuseppe Teofilo, direttore artistico della Fondazione Pascali di Polignano a Mare, e composta da Francesco Guzzetti, storico dell’arte, e Nicoletta Lambertucci, curatrice presso la Tate Modern di Londra, ha voluto premiare la ricerca artistica, tra il ludico e il concettuale, di Francesco Arena. Per la prima volta nella storia del Premio, trenta installazioni sono state dislocate al di fuori delle mura del Museo Pascali, sede anche della Fondazione. Dal 6 luglio fino al 13 ottobre, le piazze, i vicoli e le strade della città che diede i natali a Domenico Modugno sono timbrate dalla presenza di trenta altalene. Il pubblico è chiamato a scovarle, in un’insolita caccia al tesoro. Volendo si può partire proprio dagli spazi antistanti il Museo, dove si incontrano le prime altalene.

Sono trenta sculture in bronzo e ognuna di loro reca un aforisma, una frase, una poesia, per ricordare ora della celebrazione della bellezza ora della caducità della vita. Alcune di queste citazioni sono riprese da celebri autori che Francesco Arena ha riscritto e modificato partendo dai testi originali. Compaiono infatti frasi di maestri come Fëdor Dostoevskij e Lev Tolstoj. Tutte le altre sono di scrittori, poeti e filosofi invitati dall’artista e selezionati in collaborazione con la 23esima edizione del festival “Il libro possibile” di Polignano a Mare.

Le opere di Francesco Arena sono spesso il risultato di misurazioni che indicano altezze, distanze e pesi legati talvolta alla sua vita e alla sua identità fisica, ma anche a eventi sociali e politici che hanno determinato il corso della storia. Per Polignano a Mare ha realizzato questo progetto di arte pubblica in un contesto cittadino. Non sono altalene praticabili, anche se esercitano una forte attrattiva a essere usate, non solo per i più piccoli, ma anche per gli adulti. Il richiamo ludico è insito in questa macchina del gioco. Passano le generazioni, ma l’altalena continua a essere sempre uno dei primi divertimenti da vivere sfidando il timore di essere sospesi nell’aria, evocando il desiderio ancestrale dell’uomo di tutte le età, che è quello di volare. E proprio il verbo “volare” a Polignano a Mare, grazie a Domenico Modugno, assume un valore iconico.

Sulle altalene d’arte di Francesco Arena non si possono staccare i piedi da terra, ma si vola ugualmente immergendosi nella lettura di frasi significative, evocative, scolpite nel bronzo come sentenze perenni. Sono parole “pesanti” che sfidano la leggerezza della struttura. Su ogni seduta dell’altalena una frase diversa, quasi a costruire un’unica narrazione con tante sequenze possibili. Non c’è un percorso obbligato, ognuno sceglie l’itinerario preferito, ognuno sceglie il proprio “fil rouge” o il filo di Arianna, se si preferisce.

Lo spettacolo è una Polignano a Mare permeata di altalene, capaci di oscillare con il loro pesante carico letterario sospeso con le catene. Un’esperienza artistica si è diffusa in città, moltiplicandosi in varie postazioni, coinvolgendo ignari spettatori, quelli del luogo così come i turisti, ma attraendo anche visitatori a caccia di un tesoro di immagini. E di parole.

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