Con un traguardo storico di 300.000 visitatori nel 2024 — +20% rispetto all’anno precedente — la Pinacoteca Ambrosiana si conferma non solo come il museo più antico di Milano, ma anche come una delle istituzioni culturali più dinamiche e proiettate verso il futuro della città. Un successo che affonda le radici in una strategia lungimirante fatta di valorizzazione, accessibilità e dialogo con il presente, e che oggi trova un’ulteriore consacrazione nella partecipazione all’Expo 2025 di Osaka, dove saranno esposti al Padiglione Italia, a rotazione, quattro fogli originali del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, parte del patrimonio custodito dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana dal 1637.
Un evento simbolico, che testimonia come l’eredità di Leonardo, e più in generale quella dell’Ambrosiana, sappia ancora parlare al mondo e interagire con i linguaggi della contemporaneità. Dal progetto “Milano e Leonardo” promosso dal Comune di Milano, fino alle recenti mostre dedicate a Gaetano Pesce, Cesare Beccaria, o ancora alla collaborazione con artisti come Sidival Fila e Nicola Samorì, l’Ambrosiana si conferma un luogo dove il tempo non è mai fermo.
Ne abbiamo parlato con Antonello Grimaldi, Segretario Generale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, che ci ha raccontato la visione e il lavoro che hanno permesso di trasformare una storica istituzione milanese in un modello culturale capace di attrarre pubblici diversi, con una strategia che guarda al futuro, senza mai perdere il senso della propria identità.

Dal suo insediamento nel marzo 2022, la Pinacoteca Ambrosiana ha vissuto una crescita esponenziale, passando da 50.000 a 300.000 visitatori nel 2024. Quali sono stati i principali cambiamenti implementati per raggiungere questo traguardo?
Sono un “manager prestato alla cultura”, ed ho messo a frutto tutte le competenze gestionali acquisite nel tempo all’interno di alcune tra le più rilevanti amministrazioni pubbliche, a livello nazionale ed europeo. Parlo di razionalizzazione dei costi, ottimizzazione delle risorse umane e, soprattutto, di una strategia di comunicazione incisiva – perché saper fare, senza saper comunicare, equivale a non saper fare.
Sin dall’inizio ho ritenuto fondamentale adottare questo approccio gestionale innovativo, che coniughi la tutela e la valorizzazione del patrimonio con un’efficace strategia di comunicazione. Abbiamo aperto l’Ambrosiana ad un nuovo pubblico attraverso mostre temporanee, adesione a progetti del territorio (MuseoCity, Orticola, BookCity, Open House…), collaborazioni istituzionali, e progetti inclusivi. Il risultato è stato un percorso virtuoso, che ha permesso di moltiplicare gli ingressi, e di rafforzare una gestione museale “differente”, non elitaria e autoreferenziale.

Nel 2024, avete lanciato “The Podcast” – Pinacoteca Ambrosiana. Come è nata l’idea e quale ruolo gioca nella strategia di comunicazione del museo?
“The Podcast” – Pinacoteca Ambrosiana nasce dal desiderio di aprire un nuovo spazio di dialogo sull’arte, dando voce a tutto ciò che accade nel museo. Non si tratta solo di una guida ai capolavori, ma di una narrazione condivisa che racconta l’Ambrosiana come luogo di dialogo, di incontro e confronto. In un’epoca di trasformazione digitale, il podcast rappresenta un tassello importante della nostra strategia comunicativa: uno strumento per avvicinare un pubblico sempre più diversificato e rendere l’esperienza museale più ricca, anche al di fuori delle sale espositive.
La collaborazione con la Veneranda Fabbrica del Duomo ha portato all’offerta di un biglietto combinato dal 2022. Quali vantaggi offre questa partnership ai visitatori e come contribuisce alla promozione del patrimonio culturale milanese?
Questa collaborazione nasce da una visione condivisa: Milano ha la possibilità di valorizzare il proprio straordinario patrimonio culturale in modo integrato, mettendo in rete le sue eccellenze. La sinergia con la Veneranda Fabbrica del Duomo, avviata nel novembre 2022, ha portato alla creazione di un biglietto combinato valido 72 ore, che consente ai visitatori di accedere sia al Duomo che alla Pinacoteca Ambrosiana.
Si tratta di un’iniziativa che offre un vantaggio concreto al pubblico, ma che al tempo stesso promuove una visione più ampia e connessa della fruizione culturale. Il Duomo, centro della Milano ecclesiastica, e l’Ambrosiana, cuore della cultura milanese, rappresentano due poli complementari.

In vista di eventi come il Giubileo e le Olimpiadi, quali progetti avete in programma per rafforzare il ruolo della Pinacoteca sulla scena culturale internazionale?
In vista di appuntamenti di rilevanza mondiale come il Giubileo e le Olimpiadi, il nostro obiettivo è rafforzare ulteriormente il ruolo dell’Ambrosiana sulla scena culturale internazionale, attraverso una programmazione capace di parlare al presente, pur essendo custodi del passato, e di attrarre un pubblico sempre più ampio e diversificato.
Siamo uno dei pochi musei ad aver organizzato una mostra dedicata al Giubileo, intitolata Giubileo 2025 – XVII centenario del Concilio di Nicea. In questa occasione, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emesso un francobollo celebrativo raffigurante una preziosa miniatura conservata presso la Biblioteca Ambrosiana: una tavola acquerellata del 1590 di Giacomo Grimaldi, che ritrae Papa Bonifacio VIII nell’atto di indire il primo Anno Santo nel 1300. Un riconoscimento significativo del valore storico e simbolico delle nostre collezioni.
Dal 13 Aprile 2025, saremo presenti a Expo 2025 Osaka, dove il Padiglione Italia ospiterà quattro disegni originali del Codice Atlantico. Questo prestito, realizzato in collaborazione con il Comune di Milano, rappresenta un’importante occasione per condividere con il pubblico internazionale la straordinaria eredità di Leonardo da Vinci e riaffermare il ruolo dell’Ambrosiana come custode e promotrice del genio italiano nel mondo.
Guardando poi alle Olimpiadi del 2026, stiamo lavorando a un progetto espositivo di grande rilievo internazionale che vedrà coinvolto l’artista Sidival Fila, con la creazione di un’opera site-specific concepita per dialogare con il Cartone di Raffaello. Il progetto, unico nel suo genere, sarà curato da Stefano Boeri insieme ai curatori dell’Ambrosiana. L’opera entrerà a far parte della collezione permanente del museo, lasciando un segno duraturo in un luogo in cui la storia dell’arte incontra la contemporaneità.

La sua esperienza nella pubblica amministrazione e nell’organizzazione di grandi eventi culturali ha influenzato la gestione della Pinacoteca. Quali competenze si sono rivelate più preziose in questo contesto?
La mia formazione e il mio percorso nella PA mi hanno insegnato a unire visione e metodo, a progettare tenendo conto delle risorse disponibili, a costruire reti e soprattutto a lavorare per il raggiungimento di obiettivi specifici. L’esperienza nell’organizzazione di grandi eventi culturali mi ha invece portato a considerare il pubblico come interlocutore centrale, a curare ogni dettaglio, e a interpretare la cultura non come qualcosa di statico, ma come motore di sviluppo, di dialogo e di confronto.
Tutte le esperienze pregresse hanno improntato il mio approccio gestionale. In particolare, una delle competenze che si è rivelata più preziosa è stata la capacità di apportare un cambiamento, anche laddove sembrava impossibile. In un luogo con oltre quattro secoli di storia, è fondamentale saper coniugare rispetto per la tradizione e coraggio nell’innovare. Non è stato semplice, ma i risultati si vedono e si commentano da soli. C’è ancora tanto da fare…
La Pinacoteca Ambrosiana è stata fondata oltre 400 anni fa. Come riuscite a coniugare la tradizione storica con l’innovazione necessaria per attrarre le nuove generazioni?
Fondata nel 1609, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana fu la prima biblioteca in Europa ad aprire le sue porte a chiunque sapesse leggere e scrivere e la Pinacoteca, istituita nel 1618, è il museo più antico di Milano. Oggi, restare fedeli allo spirito e la visione del suo fondatore, Federico Borromeo, significa lavorare per rendere il patrimonio accessibile, attraverso nuove tecnologie, e una comunicazione capace di parlare anche ai più giovani. Mostre contemporanee, podcast, eventi legati al territorio, collaborazioni con scuole e università definiscono un’istituzione profondamente radicata nella storia, ma orientata al presente.
Quali sono le sue aspirazioni per il futuro della Pinacoteca Ambrosiana e quali obiettivi si prefigge di raggiungere nei prossimi anni?
Penso che le istituzioni culturali, oggi, abbiano bisogno di una guida manageriale (non specificatamente culturale) che unisca il classico ruolo del “direttore” e quello del “manager culturale”. Bisogna mettere insieme le due sfere per poter creare un “valore, aggiunto”, qualcosa che non solo preservi ma che valorizzi il patrimonio e al contempo sia percepito come accessibile e di interesse per il pubblico.
Il mio obiettivo per il futuro è proseguire lungo il cammino già intrapreso, creando un circolo virtuoso che generi risorse, stimoli la partecipazione e favorisca la nascita di un volano in grado di aumentare l’attenzione e la cura del patrimonio, contribuendo così al suo sviluppo e valorizzazione continua.
Una particolare attenzione sarà rivolta ai giovani, che rappresentano non solo il pubblico del futuro, ma anche una leva fondamentale per ridefinire il rapporto tra museo e società. Avvicinare i giovani ai musei significa costruire consapevolezza, appartenenza e responsabilità condivisa. E questa è, oggi più che mai, una missione imprescindibile.