Nel contesto della Milano Art Week, Tommaso Calabro apre nella sede milanese due mostre dedicate a due protagoniste femminili, Fulvia Levi Bianchi e Adelisa Selimbašić.
Entrambe le artiste, pur appartenendo a generazioni e mondi totalmente differenti, offrono una riflessione profonda sulla femminilità e sulla sua evoluzione, qui intesa come un concetto universale in continua mutazione, che si manifesta attraverso trasformazioni simboliche e visive.
La prima esposizione omaggia Fulvia Levi Bianchi (1927 – 2006), sottolineando il ruolo significativo che ha avuto nella vivace scena artistica milanese della seconda metà del XX secolo. La mostra presenta circa trenta dipinti e opere su carta realizzati da Fulvia Levi Bianchi tra gli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta. Sono anni in cui l’artista approda a una pittura organica, carica di simbolismo ma anche intima e personale, durante i quali inizia a produrre le prime uova e i seni, due elementi iconografici che l’accompagneranno in tutta la sua produzione futura, diventandone la cifra più distintiva e riconoscibile.
I due elementi, uova e seni, sono due simboli ricorrenti nella storia dell’arte, carichi di significati religiosi, mitologici, allegorici, che nel corso del tempo hanno acquisito connotazioni mutevoli ma che rimangono sempre legati ai temi universali della vita, della creazione, della femminilità.
Per Fulvia Levi Bianchi i due soggetti sono un manifesto di una pittura dichiaratamente femminile, proprio per il loro significato più profondo di trasformazione e metamorfosi. Entrambi sono riferimenti interni ed esterni al corpo della donna. L’uovo, con la sua forma perfetta e il suo contenuto nascosto, rappresenta la potenzialità della vita ed essendo destinato a schiudersi evoca il cambiamento e la crescita. Il seno, invece, è un simbolo del nutrimento e della cura, ma anche della femminilità e della trasformazione del corpo nel tempo. È sia intimo che esterno, un punto di contatto tra la donna e il mondo. Il corpo femminile cambia, genera, nutre e si trasforma continuamente, proprio come l’arte stessa evolve, si rinnova e crea nuovi significati.
Questa visione della pittura femminile la rende strettamente legata al ciclo della vita – nascita, crescita, maternità – e alla capacità di trasformazione che non caratterizza solo il corpo femminile, ma più in generale l’esistenza umana.
La rappresentazione trasmette una dolcezza e delicatezza infinita, grazie alle sottilissime velature di colore che conferiscono alle opere una dimensione sacrale, una qualità quasi eterea. Questa leggerezza visiva trasforma l’opera in un’esperienza sensoriale e spirituale. Attraverso la pittura Levi Bianchi dà vita infatti ad immagini intense e suggestive, a metà strada tra il reale e l’astratto, tra il surrealismo e la metafisica, con visioni enigmatiche, che evocano atmosfere sospese, misteriose, quasi al di fuori del tempo.

La potenza di queste immagini, il calore, la sensibilità dei soggetti e l’atmosfera sospesa tornano in maniera differente nella project room dove sono esposte le opere di Adelisa Selimbašić, artista italo-bosniaca, classe 1996. “The space in between” a cura di Delfina Pattacini, presenta la nuova serie di dipinti dell’artista, che evocano uno spazio sospeso.
L’artista rielabora e trasforma il concetto tradizionale di femminilità, andando oltre le rappresentazioni convenzionali. La femminilità è protagonista con il suo corpo nelle sue forme e nei suoi dettagli, ma mai nei volti, dissolti in contorni indefiniti, diventando così simbolo universale di un’identità mutevole, in cui tutti si possono riconoscere.

Anche qui la luce nel processo creativo è elemento essenziale. Con l’utilizzo di colori fluidi e liquidi, l’artista dà vita a rappresentazioni suggestive, immagini che sembrano in continuo movimento, in cui il corpo nudo diventa superfici su cui la luce batte e agisce come un’entità viva. Questa luce non è solo una fonte che illumina ma è una forza che tocca, sfiora e conferisce dinamismo alle immagini. In questo modo le pennellate rendono l’opera sempre fluida ed in trasformazione.
“Credo che il corpo sia un potente strumento di comunicazione – il più innocente e privo di filtri che ci sia rimasto”, afferma Selimbašić. In modo diretto e genuino, in dialogo con i simboli di Fulvia Levi Bianchi, i corpi di Adelisa comunicano e diventano potenti strumenti che parlano di verità universali.