#WeTheNipple: contro la censura social dei nudi d’arte

125 persone hanno posato nude a New York, coprendosi le zone intime con gigantografie di capezzoli maschili, per protestare contro la rigida censura di Facebook e Instagram nei confronti del corpo femminile.

Ogni giorno siamo bombardati sui social con immagini di ogni tipo. Soprattutto Instagram è da considerarsi come il social dell’immagine per eccellenza e, per questo motivo, si sta affermando sempre di più come vetrina privilegiata per la comunicazione dell’arte. Nonostante l’indiscusso potenziale che i social offrono agli artisti e comunicatori d’arte, spesso, a causa delle restrittive regole sulla cosìdetta “pubblicazione di contenuti adatti ad un pubblico eterogeneo” molti contenuti vengono segnalati e rimossi. È il caso della pubblicazione di nudi artistici rappresentati da statue, quadri e fotografie. A causa di queste restrizioni gli artisti si vedono costretti a modificare le proprie opere o a rinunciare alla loro pubblicazione, subendo così una limitazione nel loro diritto di esprimere la propria creatività.

 

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Pump. Amsterdam

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Ad alzare la voce contro questa tendenza è stata una delle figure più importanti della fotografia con soggetti nudi: Spencer Tunick. Il 2 giugno, infatti, Tunick ha organizzato un photo shooting davanti all’Astor Place, NY (Head Quarters di Facebook e Instagram), in collaborazione con la National Coalition Against Censorship (NCAC), per protestare contro la politica di censura del seno e del nudo artistico. 125 persone di qualsiasi età, nazionalità e colore della pelle, unite nella campagna di protesta #WeTheNipple, si sono trovate davanti al The Bean per partecipare allo shooting contro la censura dei nudi sui social media. Alle 5:15 del mattino Spencer Tunick ha iniziato a scattare fotografie, dirigendo tutti i partecipanti-modelli. Durante lo shooting sono state utilizzate tre pose: una prima foto è stata scattata dando le spalle all’Astor Place; nella seconda i modelli sono rivolti tutti verso l’edificio e nell’ultima questi sono distesi sull’asfalto mostrando l’oggetto dello scandalo, ossia il capezzolo.

 

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Sweeper. Go @uswnt! #kunsthallewien

Un post condiviso da Spencer Tunick (@spencertunick) in data:

Ogni persona ha ricevuto delle gigantografie di capezzoli maschili con cui coprire le parti intime, in base al colore della propria pelle in modo da creare omogeneità tra il corpo e la fotografia (quasi come se la foto facesse parte della persona). La scelta di coprire il seno femminile con queste foto vuole essere un modo per testimoniare la discriminazione a cui è sottoposto il corpo femminile sui social, dal momento che le foto del seno sono vietate se non in casi estremi come un’immagine di una mastectomia o dell’allattamento al seno. Il corpo maschile invece non prevede nessuna restrizione particolare. I proprietari delle gigantografie, che il fotografo Tunick chiama affettuosamente “donate nipples”, appartengono ad artisti e attivisti che lavorano a New York come Andy Cohen (conduttore televisivo americano), il fotografo Andres Serrano, il regista e produttore Adam Goldberg, Chad Smith (batterista dei RHCP), il fotografo Paul Sepuya e Spencer Tunick stesso. La coalizione NCAC prima dell’azione di Tunick aveva mandato una lettera aperta a Facebook chiedendo un modo per supportare quegli artisti che vengono censurati per le loro foto di nudo. Lo stesso fotografo, infatti, propone di seguire il modello Youtube, che ha ideato un processo per verificare le opere d’arte singolarmente e non sottoporle a censura arbitraria (qui potete trovare il testo integrale). Considerando che la nudità a New York è diventata legale grazie anche allo stesso Spencer Tunick (che aveva intentato una causa allo stato di New York dopo essere stato arrestato più volte per i suoi scatti con soggetti nudi) riuscirà il nostro eroe a vincere questa battaglia contro i colossi dei social media odierni? Staremo a vedere!

Immagine copertina Patti Smith by Robert Mapplethorpe

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