Il tempo del Futurismo, una mostra immersiva nel movimento che anticipò il futuro

Sarà visibile fino al 28 febbraio 2025, alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma la mostra “Il tempo del Futurismo”, che ha nel titolo la sua esegesi (noi ne abbiamo già parlato qua, qua e qua, ndr).
Se è vero che ogni uomo è figlio del suo tempo, il Movimento futurista ha nel futuro il suo tempo. Questo perché il creatore, Filippo Tommaso Marinetti, nel 1909, sulle pagine del quotidiano francese Le Figaro, intercettò quello che il filosofo Hegel ha chiamato “lo Spirito del mondo”, che si manifesta in ogni epoca in un determinato luogo, e dalla Francia, dove era in quel momento, lo dirottò sull’Italia, ipotecando lo spirito del futuro.

Umberto Boccioni Valerio Brocchi 1907 olio su tela Patrimonio artistico del gruppo Unipol Courtesy Galleria Darte Moderna e contemporanea Roma


Così, come l’arte moderna sarà sempre moderna e non diventerà mai antica, il Futurismo non diventerà mai passatismo, ovvero archeologia dell’avanguardia. L’intuizione del giovane scrittore Marinetti ha accelerato il presente, in un’Italia arretrata e provinciale, unita da meno di cinquant’anni e ancora in lotta per le differenze regionali, mentre industrializzazione, nuovi mezzi di comunicazione di massa, progresso scientifico e l’arte cubista stavano rivoluzionavano il mondo intero.
“Agli artisti giovani d’Italia” urla dalla Francia Marinetti con voce inarrestabile e irresistibile, così nasce il primo movimento italiano d’avanguardia storica. Da movimento letterario, il Futurismo si manifestò inarrestabile tra le varie componenti della vita culturale come letteratura, poesia, pittura, scultura, architettura, cinema, musica, teatro, scenografia, design, grafica pubblicitaria, radio, fotografia e cucina; perché come dice Carmelo Bene “non si può fare arte con l’arte”, bisogna fare arte con il mondo.

Giacomo Balla Lampacda ad arco 1910 11 ca olio su tela The Museum of Modern Art NY courtesy Il Tempo del futurismo Roma

Nella prima sala della mostra troviamo l’Italia come era: i quadri di Giovanni Segantini e il suo paesaggio alpestre con Alla stanga del 1886, poi Giuseppe Pellizza da Volpedo con Il sole del 1904. Da qui parte l’invettiva artistica futurista: i colori diventano schegge, punti di luce e velocità, l’opera inizia a muoversi, come per Lampada ad Arco del 1909 di Giacomo Balla, che nella sala fa da pendant all’opera di Pellizza. I soggetti delle due opere si somigliano, ma “il dado è tratto” e il motivo è presto detto: Balla, Boccioni, Carrà, Russolo e Severnini firmano nel 1910 il “Manifesto dei pittori futuristi” in cui asseriscono: “La nostra brama di verità non può essere appagata dalla Forma né dal Colore tradizionali”. Continuando, troviamo le opere dell’artista Boccioni, controparte futurista di Pablo Picasso; le Nature morte di Ardengo Soffici, che da giornalista prima stroncò il Futurismo, ma dopo una (vera) scazzottatura di passione culturale si unì al movimento.

Benedetta Cappa Marinetti Velocità di motoscafo 1923 24 o9lio su tela Courtesy Galleria Darte Moderna e contemporanea Roma


Durante la visita i nostri occhi si accendono quando scorgono parcheggiata in sala un’automobile rossa, fiammante, oggetto paradigmatico per il Futurismo, perché adatta a l’uomo per mutare l’ambiente e la percezione della realtà. Infatti, nel Manifesto, Marinetti scrive: “la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa, col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia”.
Con l’Antigrazioso, opera di Boccioni del 1913, abbiamo la testimonianza dei contatti dell’artista con la scultura cubista e con Parigi; l’incidente mortale occorsogli a 34 anni lasciò un vuoto mai colmato e una carriera stroncata. La mostra continua tra libri, manifesti e pubblicità. A Milano esisteva un vero e proprio ufficio che si occupava della corrispondenza, del servizio stampa, della distribuzione di libri, opuscoli e manifesti del Movimento.

Umberto Boccioni Antigrazioso gesso patinato Courtesy Galleria darte Moderna e Contemporanea Roma


Il Futurismo divenne un successo senza precedenti, da primato mondiale assoluto, come quello raggiunto dalla velocità dall’idrovolante Macchi Castoldi nel 1934, ricostruito e esposto in mostra.
Alla veloce cronologia degli eventi storici si susseguono le irrequiete opere alle pareti: tra disegni di città ascensionali dell’architetto futurista Antonio Sant’Elia e quadri del tempo della prima grande guerra Insidie di guerra e Forme grifo Viva l’Italia del 1915 di Giacomo Balla, fino a farci staccare i piedi da terra con Velocità di Motoscafo di Benedetta Cappa Marinetti e le rêverie del Futurismo, quando diventa aeropittura. Le opere non rappresentano più il movimento, ma lo esprimono, e noi, sollevati in una regione sconosciuta, in un’aria mai respirata, in un mondo nuovo tra nuvole e stelle, siamo nel tempo del Futurismo.

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