Ci sono artisti che costruiscono mondi, e altri che li disgregano per poi offrirli in frammenti, come visioni da ricomporre secondo la propria sensibilità. Ronal Bejarano appartiene senza dubbio alla seconda categoria. La sua pittura non è narrativa, né didascalica: è evocazione, tensione, stratificazione. E Eternal Motion, la nuova serie di opere che verrà presentata in occasione di ART3F Milano, in programma dal 4 al 6 aprile 2025 al Parco Esposizioni di Novegro e curata da Elena Ferrari Art Luxury & Design, conferma quanto il suo lavoro sia ormai orientato a un’indagine del tempo non solo come soggetto, ma come struttura profonda della visione.
A colpire, fin dal primo impatto, è la densità sensoriale delle sue opere. L’immagine non si impone per estetica, ma per vibrazione. Le figure — mai completamente definite, mai del tutto astratte — emergono da uno spazio pittorico che è liquido, dove la materia ha un peso emotivo, non solo ottico. Bejarano lavora sui contrasti cromatici con decisione, spesso senza mediazioni, ma lo fa senza cadere nella retorica del “colore per il colore”. Ogni scelta, anche la più istintiva, ha una coerenza interna, una grammatica del gesto che non è mai rigida.

Il titolo Eternal Motion, che potrebbe sembrare un paradosso, è in realtà la chiave di lettura per accostarsi alla sua poetica: un movimento che non ha direzione, ma che continua, incessante, anche quando sembra tutto fermo. È un’energia sommessa, quasi carsica, che attraversa le tele e suggerisce un ritmo interno. Non a caso, tra i temi ricorrenti delle sue opere ritroviamo il corpo come luogo di passaggio, come spazio liminale tra ciò che si mostra e ciò che si trattiene. Le posture — spesso sospese, instabili — sembrano tradurre visivamente una condizione esistenziale di perenne transizione.

In questa instabilità, però, non c’è mai disorientamento gratuito. C’è metodo, ritmo: l’artista costruisce ogni tela come si costruisce una partitura, con pause, con improvvisi, con ritorni. È un linguaggio che parla direttamente al corpo prima ancora che alla mente. Uno sguardo lento, immersivo, che chiede partecipazione.
L’Honduras, terra natale di Bejarano, non è mai un riferimento letterale. Piuttosto, è un sostrato, un’eco che attraversa le opere, che si manifesta in certi ritmi visivi, in certe tensioni, in accostamenti inaspettati. La sua non è un’arte identitaria, e nemmeno autobiografica, ma è piuttosto una ricerca che cerca l’universale attraverso l’intimità del gesto, che ma costruisce spazi in cui ognuno può ritrovare un pezzo della propria.
Eternal Motion è, in fondo, proprio questo: un esercizio di permanenza nell’instabile. Un invito a stare nel dubbio, a vivere il tempo non come sequenza, ma come presenza. Bejarano ci chiede di guardare con lentezza, di sospendere il giudizio, di restare dentro l’immagine perché è lì che la pittura smette di essere rappresentazione e diventa esperienza.

È in questo contesto che va letta la recente collaborazione con la maison ginevrina simbolo dell’alta orologeria svizzera Franck Muller, presentata ufficialmente lo scorso primo aprile durante la Watch Week di Ginevra.
Bejarano non ha bisogno di raccontare storie. Gli basta evocare immagini che restano. In un panorama artistico spesso ossessionato dal concetto, dalla spiegazione, dalla narrazione, la sua capacità di affidarsi alla pittura come forma autonoma di pensiero è una scelta coraggiosa. E necessaria.
Eternal Motion vi aspetta nello Stand Elena Ferrari Art Luxury & Design al Padiglione C di ART3F Milano, al Parco delle Esposizioni di Novegro, dal 4 al 6 aprile 2025