I tre artisti si incontrano negli spazi del museo tra coincidenze iconografiche e strategie concettuali
Tre mostre, tre artisti, tre generazioni a confronto in un gioco di incastri e rimandi fatto di coincidenze iconografiche, strategie concettuali e passioni artistiche e letterarie: Filippo de Pisis, Giulio Paolini e Luca Vitone si incontrano al Museo Novecento in un dialogo a tre voci, allโinterno di un progetto espositivo visibile fino al 7 settembre 2022.
La nuova stagione di mostre propone un progetto espositivo sorprendente e del tutto originale, che consente di approfondire la conoscenza di tre artisti apparentemente molto diversi tra loro, rileggendone la produzione a partire da una prospettiva inedita. Tre mostre personali, separate ma interconnesse, che danno vita a un gioco di specchi e di confronti tematici.
Qualcosa accomuna il percorso artistico di Filippo Tibertelli de Pisis (Ferrara, 1896 โ Milano 1956), eclettico pittore e letterato ferrarese, e quello di Giulio Paolini (Genova, 1940), uno dei grandi protagonisti dellโarte italiana e internazionale dagli anni Sessanta ad oggi. Le loro opere funzionano come rebus e allegorie, gli oggetti e gli elementi che compongono il loro repertorio visivo vanno decifrati per entrare nel gioco misterioso e spiazzante dellโarte, il cui significato ultimo rimane comunque inafferrabile. Molti dei lavori sia di De Pisis sia di Paolini sono un continuo andare e venire nella storia dellโarte. Ecco allora invocate opere di autori appartenenti a epoche passate o contemporanee: quadri allโinterno di quadri, catene di riferimenti iconografici e di amori figurativi, che vanno da Poussin a Chardin, da El Greco a Goya, da De Chirico allโarte classica.
Se in un dipinto di De Pisis scopriamo evocate le fattezze di Antinoo, in Paolini il canone di bellezza classica ritorna attraverso un calco in gesso di una scultura di Policleto. Pur appartenendo a due stagioni dellโarte distanti, nei due artisti si riscontrano molteplici assonanze. Come in De Pisis, anche in Paolini presentare lo studio dellโartista o gli strumenti del pittore, รจ un modo per parlare del gioco dellโarte e del mondo delle immagini. Nelle loro opere De Pisis e Paolini combinano ricordo e memoria, leggerezza e malinconia, eludendo costantemente la cronaca e lโappiattimento sulla realtร fenomenica. Non ultimo, รจ importante notare come entrambi abbiano affidato il proprio immaginario e i propri sentimenti e pensieri alla scrittura, in particolare alla poesia.
La mostra Filippo De Pisis. Lโillusione della superficialitร , nata da unโidea di Sergio Risaliti, co-curata con Lucia Mannini e organizzata in collaborazione con lโAssociazione per Filippo De Pisis, ospiterร oltre quaranta opere del pittore e letterato ferrarese al primo piano del Museo Novecento. Accusato spesso di perseguire una pittura dalla โsuperficialitร decorativaโ di matrice neo-impressionista โ per via della pennellata rapida e leggera e dei piacevoli accostamenti cromatici โ De Pisis ha invece costruito molti dei suoi maggiori dipinti tramite un gioco di rimandi e riferimenti, autobiografici e culturali. Lโesposizione, nata da unโattenta rilettura della critica, a partire da Francesco Arcangeli fino a Paolo Fossati, intende sottolineare questa complessitร attraverso unโattenta e studiata selezione di opere nelle quali l’artista ha adottato espedienti che anticipano, in fondo, quelli dellโarte concettuale degli anni Sessanta. La magica e misteriosa sospensione tra realtร e irrealtร รจ protagonista delle nature morte di De Pisis anche quando รจ una tela vuota a sollecitare nellโosservatore una riflessione, invitandolo a indagare piรน in profonditร il senso delle cose esibite in un dipinto e andando oltre la piacevolezza visiva della sua pittura.

Tra i grandi maestri dellโarte italiana del Novecento, Giulio Paolini รจ il protagonista di un progetto espositivo inedito, che riunisce opere della sua produzione piรน recente in dialogo con lโarchitettura rinascimentale delle sale al piano terra del Museo Novecento. Il titolo della mostra, Quando รจ il presente?, a cura di Bettina Della Casa e Sergio Risaliti, รจ ripreso da una lettera scritta nel 1922 da Rainer Maria Rilke a Lou Andreas Salomรจ, da cui Giulio Paolini trae spunto per condurre una propria meditazione sul tempo e sulla nostra impossibilitร di afferrarlo, combinando gli interrogativi sul ruolo dellโarte e la figura dellโartista con quelli sullโesistenza e il suo fluire. Come sempre nella sua produzione, Giulio Paolini ricorre a un vasto repertorio di riferimenti letterari, mitologici e filosofici, richiamati attraverso la riproduzione fotografica, il collage e il calco in gesso, cui fanno da pendant allestimenti articolati e compositi, imperniati su citazioni, duplicazioni e frammentazioni, per dar vita a un teatro dellโevocazione. I lavori di Paolini chiamano in causa gli strumenti del fare artistico, la figura dellโautore e il suo rapporto con lโopera e con lโosservatore, in una ricerca che trae nutrimento dalla storia stessa dellโarte: dalla nascita della prospettiva rinascimentale alla sopravvivenza del mito nellโiconografia, fino al perpetuarsi dei modelli classici e al ritorno della sospensione temporale tipica della metafisica di de Chirico.
Lo stesso Paolini ha piรน volte dichiarato il suo amore incondizionato per il Beato Angelico, eleggendo il Museo di San Marco di Firenze a suo museo ideale. In occasione di questa mostra, lโartista torinese ha realizzato un collage incorniciato allestito su un cavalletto, ispirato al celebre affresco del Noli me tangere conservato allโinterno del convento di San Marco. Lโopera sarร esposta proprio allโinterno della cella omonima di fronte al dipinto del frate domenicano.

De Pisis e Paolini costituiscono due importanti riferimenti per Luca Vitone, che entra nella costruzione del progetto espositivo continuando questa mise en abyme con una serie di opere site-specific allโinterno della mostra Dโaprรจs. Mentre un dipinto di De Pisis dร modo a Vitone di elaborare una scultura olfattiva (una stanza del museo รจ pervasa dal profumo di un fiore rappresentato nella tela Il gladiolo fulminato conservato a Ferrara e volutamente non presente in mostra), nellโaltro caso Vitone ha recuperato dallo studio di Giulio Paolini della polvere, diventata materiale pittorico per realizzare un acquarello che attraverso questo espediente vuole mettere in scena lโatelier dellโartista. Lโoperazione di Vitone si completa con una doppia installazione allโinterno dello spazio espositivo che ospita la mostra dedicata a De Pisis. In una delle prime sale il visitatore scoprirร un erbario che allude agli interessi botanici del ferrarese, che amava anche definirsi naturalista, entomologo e miniaturista. Nello stesso spazio vi si potrร imbattere in un pupazzo, le cui fattezze ritraggono Vitone. Il medesimo meccanismo di traslazione o transfert รจ testimoniato da un fantoccio di pezza che appare in una foto di De Pisis nel suo studio, documento dโarchivio utilizzato da Vitone per realizzare una carta da parati che fascerร nella sua totalitร le sale espositive al primo piano del museo. Su questa carta da parati saranno esposte le opere di De Pisis presenti in mostra, in un allestimento straniante che alimenta il gioco evocativo e concettuale dellโintero progetto espositivo.
Cover Photo Credits: Courtesy Museo del Novecento