Le donne e la fotografia alla Fondazione Matalon di Milano

Natalia LL Post Consumer Art primi anni 70 stampa alla gelatina sali dargento 16ร—11 cm cad

In mostra 90 scatti originali di artiste che raccontano il punto di vista femminile e il processo di evoluzione nel campo fotografico.

รˆ dedicata allo sguardo femminile nellโ€™arte fotografica e al contributo innovativo che le donne hanno dato a tale linguaggio, lโ€™ampia esposizione โ€œLe donne e la fotografiaโ€ presentata alla Fondazione Luciana Matalon di Milano dallโ€™8 ottobre al 28 novembre 2021.

La mostra, organizzata in collaborazione con lโ€™associazione culturale Mandr.agor.art, nasce da un accurato lavoro di selezione svolto dai curatori Maria Francesca Frosi e Dionisio Gavagnin che hanno scelto 90 fotografie originali di altrettante artiste fotografe per raccontare il punto di vista femminile in campo fotografico e il suo processo di evoluzione nellโ€™arco di quasi un secolo, con opere che vanno dal 1925 fino al 2018.

Molti i nomi di rilievo: da Diane Arbus a Margaret Bourke-White, da Lisetta Carmi a Regina Josรฉ Galindo, passando per Gerda Taro, Lisette Model, Sandy Skoglund, Marina Abramovic, Tina Modotti, Gina Pane, Francesca Woodman, Nan Goldin, Sophie Calle, Cindy Sherman, Inge Morath, solo per citarne alcuni.

Due sono i nuclei tematici attorno ai quali si รจ andato costruendo il corpus delle opere selezionate: quello dellโ€™empatia e quello della ricerca dellโ€™identitร , individuati dai curatori come peculiari dello sguardo e del contributo femminili allโ€™arte fotografica. 

ยซLa produzione artistica femminile si distingue da quella maschile โ€“ spiegano โ€“ per una specificitร  determinata da una sensibilitร  distinta per ragioni di natura, di cultura, di ruolo sociale. Da un lato la donna รจ influenzata dal proprio ruolo di madre, che la rende empatica e sensibile alla sopravvivenza e al benessere umano. Il secondo tema trainante รจ quello dellโ€™identitร  in ambito sociale, sentita come compressa o inespressaยป.

Valie Export Erwartung 1976 stampa ai sali dargento 35ร—35 cm

I due macro-temi sono poi declinati in un percorso espositivo suddiviso in quattro capitoli: โ€œLa ricerca del sรฉ tra identitร  femminile e ruoli socialiโ€, โ€œSimpatieโ€, โ€œDonne, moda, costumeโ€, โ€œSul pezzo. Dentro allโ€™attualitร โ€.

La storia dellโ€™arte al femminile รจ strettamente connessa alla storia dellโ€™emancipazione della donna

รˆ con lโ€™accesso allโ€™istruzione e lโ€™indipendenza economica, infatti, che la donna inizia a determinarsi come donna moderna e a misurarsi con le professioni intellettuali e con gli strumenti della cultura e dellโ€™arte. 

Nel โ€˜900, grazie anche a una maggiore maneggevolezza delle attrezzature fotografiche, sempre piรน numerose sono le donne che utilizzano la fotografia come mezzo espressivo. 

I temi sono gli stessi della fotografia documentaria ma lโ€™occhio femminile che vede e seleziona รจ emozionato, commosso, e il soggetto emerge dallโ€™immagine come avviluppato da un pathos particolare frutto di una pietas che sembra comprendere, proteggere, amare. Bambini, famiglie, amici, costituiscono alcuni dei soggetti piรน frequentati della fotografia femminile dellโ€™empatia. 

Tema frequente, per esempio, in Dorothea Lange โ€“ pioniera della fotografia sociale che documenta le conseguenze della crisi del โ€™29: in mostra un suo scatto degli anni โ€™30 intitolato Feeding of Orphans โ€“, in Lisette Model โ€“ che fotografa instancabilmente ogni angolo della cittร , mettendone in luce i forti contrasti sociali, di cui si ammira lโ€™opera Sammyโ€™s Bar at the Bowery, del 1940 circa โ€“, in Gerda Taro, presente in mostra con uno scatto che ritrae un membro della milizia repubblicana durante la Guerra Spagnola โ€“ la Taro fu  โ€“, e, nel secondo dopoguerra, in Diane Arbus, Lisetta Carmi โ€“ tra i primi fotografi ad occuparsi di identitร  di genere e del movimento LGBT realizzando la celebre serie I Travestiti di cui in mostra รจ esposto uno scatto.  

Empatia umana che si ritrova anche nelle immagini di violenza, di guerra, di emigrazione, di paura, di Letizia Battaglia, Christine Spengler โ€“ che si concentra sulla fotografia di guerra colta dal punto di vista delle sue vittime: Le bombardement de Phnom-Penh del 1975 รจ il suo scatto presente in rassegna โ€“, Regina Josรฉ Galindo, Yto Barrada, o nelle distopie di Sandy Skoglund

Un piรน universale e onnicomprensivo sentimento di empatia รจ invece quello che alimenta la creativitร  di artiste come Tina Modotti, il cui tema cardine รจ la denuncia delle condizioni di miseria in Messico, ben rappresentato nellโ€™esposizione dallโ€™opera Bateau et pรชcheurs del 1925, e Gina Pane che nello scatto Deuxiรจme projet du silence mette in gioco sรฉ stessa e il suo corpo. Attraverso il loro sguardo il paesaggio si trasforma in territorio, nello spazio aperto ed amico di una umanitร  finalmente liberata da costrizioni, confini, conflitti.

Il secondo tema dominante della fotografia al femminile riguarda lโ€™identitร  della donna nel contesto sociale. Alcune artiste fotografe ci introducono in questo processo, a volte esaltante, altre volte doloroso, di ricerca della propria identitร , tra gli ostacoli frapposti a tale ricerca da leggi, abitudini e principi morali propri di una civiltร  al maschile. 

Che si tratti di una sofferta introspezione ai limiti del sogno o della follia, come nelle foto di Francesca Woodman, dalle cui immagini rivoluzionarie emerge una riflessione sul rapporto fra il corpo e il mondo circostante e di cui in mostra si ammira un Untitled del 1977-78, o in Ketty La Rocca, Sophie Calle, Nan Goldin; o del rapporto uomo-donna nei suoi risvolti sessuali e di potere, come in Olga Spolarics (Atelier Manasse) presente in mostra con uno scatto surrealista che ritrae una donna come una zolletta di zucchero, probabilmente la prima volta in cui la donna si trasforma in oggetto, in Marina Abramovic, Odinea Pamici, o, infine, nella denuncia dei ruoli minoritari e stereotipati, o di comportamenti โ€œalla modaโ€, a cui la donna viene costretta da leggi maschiliste e dal mercato, come in Cindy Sherman, che attraverso lo strumento del travestimento esplora a pieno il concetto di identitร , o in Vanessa Beecroft.

Le loro immagini colpiscono lโ€™osservatore per un radicale rifiuto della figura tradizionale della donna e per un elevato tasso di provocazione; ma anche per una toccante aspirazione a una condizione di piena realizzazione della persona.ย 

Cover Photo Credits: Marina Abramovic, s.t. (from the series Gold found by the artists), dittico (Polaroid) a colori, 1981, 60×56 cm cad.

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