I Tomato kit alla conquista dei musei d’Europa

Cosa hanno in comune il Museo Esapolis di Padova, la Galleria Sladovna di Písek in Repubblica Ceca, l’Ecomuseo croato Istrian De Dignan, i Musei sloveni Abakkum, Skrateljc, e la Casa Museo Tartini, il Museo di Arte Orientale di Venezia e il Museo austriaco Frida&Fred a Graz?

La risposta è nella parola TOMATO, con cui si intende – attraverso l’acronimo di “The Original Museum Available Tor Overall”- un percorso di partecipazione e progettazione che questi musei di vari paesi hanno condiviso per tre anni, grazie al cofinanziamento dell’Unione Europea arrivando ad un prodotto originale utile per migliorare il rapporto dei bambini e delle loro famiglie con il contesto museale.

L’idea di veder collaborare paesi così diversi per contesto geografico, cultura e tipologia stessa dei musei coinvolti è di per sé sfidante, e proprio per questo molto interessante. Il progetto infatti riesce a tenere insieme la casa del musicista Giuseppe Tartini e un ecomuseo, la casa degli insetti ed una galleria di arte contemporanea, realtà museali che sono quindi molto eterogenee tra loro anche solo per i contenuti proposti.

TOMATO kit Skrateljc – Foto di Chiara Rigato per Gruppo Pleiadi scs

Partner di riferimento per l’Italia è stata la cooperativa Gruppo Pleiadi: Alessio Scaboro in qualità di direttore creativo ha guidato un team di scienziati, pedagogisti, grafici e illustratori (Sara Pedron, Alessia Catania, Andrea Romanato, Lavinia Luciani) che ha immaginato una ‘Scatola delle meraviglie’ anzi ben 8! Una per ogni museo partner del progetto – con le quali raggiungere e incuriosire bambini per una fascia d’età compresa dai tre ai dieci anni. 

Approdo di questa ricerca è stata quindi la realizzazione di circa 125 kit per ogni museo, assemblati manualmente uno ad uno e spediti ai vari partner del progetto. 

Per entrare nello specifico, quando si parla di Tomato kit abbiamo quindi una scatola artigianale in materiale ecosostenibile che è il prodotto di una ricerca che ha coinvolto vari settori disciplinari, dalla pedagogia alla gamification, dal design alla tecnologia digitale, dalla psicologia all’ingegneria, presentandosi come opportunità laboratoriale utilizzabile sia nel contesto museale che in quello scolastico o domestico e che, al grido di “Vietato non toccare”, chiama in causa i bambini a esplorare i materiali, anche digitali, e le modalità di utilizzo possibili.

Aprendo infatti la scatola è presente come prima cosa una cartolina di benvenuto in cui è inserito un QR-Code che permette di accedere alla parte digitale, a cui è abbinata una webApp da scaricare e relativi giochi on line che vanno dal puzzle al colorare. C’è poi un libretto con font ad alta leggibilità che introduce invece il Museo a cui la scatola è dedicata e il personaggio-guida scelto per accompagnarci alla scoperta delle attività o del museo.

Violino, TOMATO kit Casa Tartini – Foto di Chiara Rigato per Gruppo Pleiadi scs

Lo stesso personaggio-guida è infatti il protagonista anche di una storia illustrata di solito ambientata nel museo e che comunque è ad esso associata nel messaggio educativo che si vuole trasmettere.

In fondo alla box invece è un gioco in scatola, anche questo diverso per ogni museo, tra un Labyrinth game, un Memory, una Battaglia navale, un Solitario, tutti giochi accumunati dalla necessità di unire logica, sperimentazione, interazione e… voglia di mettersi in gioco!

Ognuno di questi giochi è stato poi realizzato con una specifica accessibilità: le carte del solitario ad esempio sono in rilievo, in modo da essere fruibili anche attraverso il tatto, mentre tutti i giochi sono disponibili in una scala cromatica utile per le persone con daltonismo. 

Infine è poi anche racchiusa la possibilità di una attività manuale di costruzione, grazie alla quale, mediante un file di istruzioni o la mediazione di un adulto, si può assemblare un violino che riproduce il Trillo del Diavolo di Tartini grazie alla messa in opera di un circuito elettrico, un Bugs Hotel per ospitare il micromondo in casa, un Kamishibai per raccontare la storia di Momotarō, un “Masenin” che al posto di macinare chicchi di caffè macina filastrocche della tradizione croata, un piccolo telaio per filare un baco da seta, una Art machine per realizzare mandala da colorare, un “lancia-rifiuti” per imparare la raccolta differenziata, un faro con cui imparare il codice morse. 

TOMATO kit Frida&Fred – Foto di Chiara Rigato per Gruppo Pleiadi scs

Queste varie proposte cercano di tenere conto delle diverse intelligenze e potenzialità che si approcciano ai contenuti del museo e dedicano ad ognuna di esse uno specifico possibile modo di interagire, prevedendo però per ognuna (dal gioco alla costruzione di oggetti) l’eventualità di cooperazione e di rotazione/scambio dei ruoli nelle varie attività proposte. 

Il fatto inoltre che non sia stato immaginato un unico prototipo per tutti i musei ma che si sia preferito lasciare esplicita ed evidente l’identità di ogni museo ispiratore della scatola rappresenta il tentativo di fare in modo che si sia indotti a collezionare le altre box della serie, entrando così anche involontariamente in contatto con altre realtà museali e di altri paesi, facendo leva sulla curiosità verso altre ipotesi di gioco e di conoscenza.

Bugs Hotel, TOMATO kit Skrateljc – Foto di Chiara Rigato per Gruppo Pleiadi scs 

E finché la dimensione della conoscenza verrà declinata in modo plurale, cercando di suscitare interesse verso possibilità di apprendimento altre, tenendo conto delle specifiche attitudini di ogni individuo, si riuscirà a rispettare e valorizzare l’identità dei singoli, a creare nuove relazioni e a dare nuovamente prova dei molteplici dialoghi che il museo può generare

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