Gianmaria Potenza, la scultura come linguaggio modulare

Dal 14 maggio al 17 ottobre 2025, gli spazi istituzionali di Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Regionale del Veneto, accolgono Gianmaria Potenza. Elaborating New Codes, una nuova mostra monografica promossa dalla Fondazione Potenza Tamini, curata da Valeria Loddo, che ricostruisce e rilegge uno dei momenti più significativi della carriera dell’artista: la serie degli Elaboratori, sviluppata nei primi anni Novanta. Si tratta di opere che, a distanza di oltre trent’anni, conservano intatta la capacità di interrogare lo spettatore, offrendo un punto di osservazione privilegiato sulla tensione tra manualità, ordine formale e trasformazioni culturali introdotte dall’avvento del digitale.

Gianmaria Potenza, classe 1936, ha fatto della sperimentazione il proprio metodo, attraversando materiali e linguaggi con rigore progettuale e sensibilità plastica. La mostra veneziana riunisce circa 30 opere, articolate in quattro sale, accostando agli Elaboratori una selezione di lavori più recenti, in bronzo, marmo e legno, per evidenziare continuità e slittamenti all’interno del suo percorso. Non si tratta, quindi, di una retrospettiva in senso classico, ma di una riflessione per frammenti, in cui il passato si riattiva nel presente attraverso logiche di affinità strutturale.

Negli Elaboratori, Potenza introduce una grammatica visiva fondata sulla modularità, sull’uso ripetuto di elementi geometrici semplici – cubi, cilindri, parallelepipedi – lavorati con precisione e disposti in sequenze variabili. È proprio nella ripetizione che l’opera trova la sua energia, come se ogni modulo fosse una nota all’interno di una partitura visiva. Il risultato non è mai rigido, anzi: l’apparente regolarità lascia spazio a scarti, pause, disallineamenti minimi che restituiscono all’oggetto una dimensione viva e aperta. Ogni pezzo diventa così un sistema instabile, un campo dinamico in cui la struttura è chiamata a confrontarsi con la tattilità dei materiali e con la complessità del tempo.

La serie nasce in un momento storico preciso: i primi anni Novanta, quando l’informatica e i linguaggi algoritmici iniziano a modificare profondamente le modalità di percezione e produzione delle immagini. Senza adottare tecnologie digitali, Potenza assimila i principi strutturali di quel mondo – sequenza, variabilità, codifica – e li traduce in un linguaggio che resta fedele all’artigianalità e alla dimensione fisica del fare. Come osserva la curatrice Valeria Loddo, “gli Elaboratori si configurano come sistemi aperti, in cui la ripetizione non genera mai uno schema fisso, ma una composizione potenzialmente infinita, in cui il significato si costruisce nel tempo, nel rapporto tra le parti e nella loro interpretazione da parte dello spettatore”.

È proprio su questo equilibrio tra ordine e variazione, tra tempo interno e tempo esterno, che si gioca la forza dell’opera di Potenza. In un’epoca in cui l’immagine tende alla sintesi e alla velocità, i suoi lavori propongono una fruizione dilatata, fondata sull’osservazione lenta, sul dettaglio, sull’esperienza tattile della materia. Bronzo, legno e marmo diventano strumenti di un pensiero visivo che cerca non la forma definitiva, ma la condizione della trasformazione continua.

A rafforzare l’apertura della mostra verso altri linguaggi, si inserisce il Progetto Giovani Talenti 2025, promosso dalla Fondazione in collaborazione con il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. A partire dal giorno dell’inaugurazione, sarà lanciato un bando per giovani musicisti e compositori chiamati a tradurre in suono l’universo plastico e visivo di Potenza. Le opere esposte diventeranno materia di interpretazione sonora, in un processo che unisce osservazione, ascolto e composizione. La giuria, composta da figure di riferimento del mondo musicale e accademico – tra cui Giovanni Mancuso, Andrea Granitzio, Francesca Scigliuzzo, Pino Donaggio, oltre allo stesso Potenza – selezionerà le proposte che verranno eseguite in un concerto finale il 9 dicembre 2025 presso il Conservatorio Marcello.

In un momento storico in cui le intersezioni tra linguaggi si rivelano sempre più decisive, Elaborating New Codes propone una lettura articolata dell’opera di Potenza come dispositivo aperto, capace di generare visione, dialogo e ascolto, oltre i confini della forma.

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