MENTIROSA: la natura manipolativa delle immagini

Fino al 9 gennaio 2022 in corso “Mentirosa” mostra con opere di Bruno Marrapodi e Marco Siciliano, che riflette sul potere dell’immagine e su quanto la loro manipolazione influisca sulla realtà.

Quanto potere hanno su di noi, sulla nostra percezione e sulle nostre emozioni le immagini che vediamo ogni giorno ed entrano nelle nostre vite? 

Partendo da questa riflessione, due curatrici Valentina Casacchia e Mariella Franzoni, hanno scelto dopo il periodo di lockdown di creare “Mentirosa” mostra per Espai Souvenir e LOOP City Screen 2021 Festival che grazie alle opere di Marco Siciliano e Bruno Marrapodi, apre un dibattito sulla natura manipolativa delle immagini.

Mentirosa, Espai Souvenir, Night View. Courtesy Espai Souvenir

Oggi, molto più di qualche anno fa, le immagini hanno ricoperto un ruolo sempre più importante: sono in grado di falsare la percezione del tempo, così come il nostro modo di vedere e di pensare. Le immagini condizionano la nostra vita, reale e digitale.

In questa intervista Valentina Casacchia racconta quando è nata l’esigenza di indagare il benessere e il disagio del corpo in relazione alle immagini e ai suoi codici.

Da quale volontà è nata la mostra “Mentirosa” con le opere di Bruno Marrapodi e Marco Siciliano?

Già da qualche anno ormai, mi capita di partecipare come curatrice al Loop Festival di Barcellona, un festival vivacissimo che mette in discussione con profondità le premesse di tanta arte che vediamo. 

Quest’anno, assieme a Mariella Franzoni, storica dell’arte e curatrice che vive a Barcellona, abbiamo pensato a una corrispondenza in cui potessero incrociarsi gli sguardi esterni, dei curatori, e quelli interni degli artisti. Il progetto è nato come un dispositivo attraverso cui ripensare la relazione con l’immagine, la capacità di percepirne o meno il racconto, di coglierne le sfumature, di ragionare sulle associazioni che ne derivano.

Mentirosa Espai Souvenir + Marco Sicialiano, Day View. Courtesy Espai Souvenir

Viviamo anni dove la nostra comunicazione digitale è diventata sempre più visiva, in grado di essere manipolata, per generare “altro” rispetto alla realtà che ci circonda. In che modo le opere di Siciliano e Marrapodi hanno creato un inedito glossario visivo? 

Proprio perché la comunicazione digitale è sempre più visiva, si potrebbe immaginarci tutti in uno spazio virtuale, senza peso. Eppure, come i libri di carta, il corpo fisico fatto di sentimenti, affetti, intimità, pulsioni, resiste. Un corpo che ha un ingombro. È esattamente con o contro questo corpo che malgrado tutto esiste ancora, che le immagini devono fare i conti. 

Perché questo avvenga, facilitiamo con un breviario di stimoli per il senso critico, spesso affranto da tanta invadenza visiva.

Un glossario è una raccolta di vocaboli in genere rari e bisognosi di spiegazione. Il glossario attinge le voci da un particolare momento storico nell’evoluzione di una lingua, oppure da un testo o un autore. Ci sembrava la definizione più appropriata per il progetto messo in scena. Marco Siciliano e Bruno Marrapodi, e lo vediamo sotto gli occhi, costruiscono il loro universo usando segni e immagini come una lingua viva, che ci parla di adesso. Potere, quello della vera libertà di pensiero, che l’arte ancora detiene. Ci dicono dove siamo e chi siamo, oggi. 

Marco Siciliano, detail of Installation. Courtesy Espai Souvenir

I linguaggi artistici di Siciliano e Marrapodi sembrano essere agli opposti, eppure hanno trovato la via del dialogo: quali sono gli elementi che hanno permesso questo equilibrio di linguaggio?

Credo fermamente, con illustri predecessori, che l’essenza di un momento, per esempio storico,  spunti sempre da un accostamento casuale di situazioni. Si può rispondere a un’idea impiattandola a perfezione, costruendole l’abito giusto, en pendant. Questo ci mostrerà cose di cui siamo già un po’ convinti. Al contrario, giustapporre linguaggi contrastanti o lontani, se scoccia un po’ al formalismo di Instagram, ci apre però dei mondi. All’improvviso. 

L’affinità tra i due artisti è semantica. Così come, per esempio del colore rosa, Marco Siciliano ridiscute l’epistemologia a partire da un montaggio di immagini epidermiche che ne fanno esperienza- Pink is a Sadø color- e ci spiega quanto dolore fisico e simbolico sotto alla sua frivola connotazione; con il progetto Locked il segno organico e sensuale di Bruno Marrapodi mette in crisi il simbolo della fantasia per eccellenza, il castello. In fondo non cercavamo equilibrio, ma dibattito e finale aperto.

Marrapodi, Locked. Courtesy Espai Souvenir
Marrapodi, Fortezza. Courtesy Espai Souvenir

Valentina Casacchia è storica dell’arte e curatrice indipendente. Attualmente cultural project manager di Fornasetti e direttore artistico di The Knack Studio, a Milano. Ha lavorato a Parigi e New York per collezioni d’arte pubbliche e private tra cui il Solomon R. Guggenheim Museum, Maria de Beyrie,  Gregory Callimanopulos Collection e Mutualart. Opera con un approccio sperimentale e giocoso al linguaggio artistico, combinando narrazioni diverse, non di rado contrastanti.

Mariella Franzoni, è dottoressa dell’Università Pompeu Fabra (Barcellona) e dell’Università del Western Cape (Città del Capo), specialista in curatela e mercato dell’arte contemporanea e Senior Art Advisor presso The Art Büro, Barcellona. Ha sviluppato la sua carriera professionale a livello internazionale nel campo dell’arte contemporanea in modo trasversale, tra ricerca accademica (come teorica dell’arte e antropologa) e pratica  professionale (come curatrice di mostre, project manager e consulente d’arte).

MENTIROSA

marco siciliano e bruno marrapodi

a cura di valentina casacchia e mariella franzoni

La mostra sarà visitabile e su appuntamento fino al 9 gennaio 2022

ESPAI SOUVENIR, TRAVESSIA DE SANT ANTONI 27, 08012 – BARCELONA

[email protected]

espaisouvenir.com/

Cover Photo Credits: Marco Siciliano, detail of Installation #2. Courtesy Espai Souvenir

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