“I’m sweating like a mafioso, life is like spaghetti.” Così recita Espresso Macchiato, il brano con cui Tommy Cash rappresenterà l’Estonia all’Eurovision Song Contest 2025. Bastano questi versi per comprendere la cifra stilistica dell’artista: esagerazione, stereotipi sbattuti in faccia all’ascoltatore e quell’ironia che, a seconda del pubblico, provoca risate o indignazione. In Italia, la reazione è stata tutt’altro che tiepida: mentre alcuni si sono limitati a scrollare le spalle, altri – come il Codacons – hanno chiesto l’esclusione del pezzo dal concorso, accusandolo di veicolare immagini offensive. Eppure, sotto le polemiche e i meme nati sui social, una domanda sorge spontanea: siamo ancora in grado di sorprenderci? Oppure la provocazione, marchio di fabbrica di Tommy Cash, ha perso la sua forza, trasformandosi in un rituale stanco e prevedibile?
Questa non è la prima volta che l’artista estone, all’anagrafe Tomas Tammemets, si trova al centro del ciclone mediatico. Anzi, sembra vivere di queste tempeste. Cresciuto nei sobborghi grigi di Tallinn, in un’area segnata dall’eredità post-sovietica, Cash ha costruito la sua carriera sull’irriverenza. Dai graffiti degli esordi alle produzioni musicali che mescolano hip-hop, elettronica e sonorità sperimentali, la sua cifra artistica è sempre stata quella del disturbo. Ma la musica, per lui, è solo una delle tante armi. Il suo vero campo da gioco è la cultura pop nel senso più ampio: video, moda, design, arte contemporanea. E ovunque vada, la parola d’ordine è una sola: esagerare.
Il suo primo grande colpo mediatico risale al 2016, con il singolo Winaloto. Il video, definito da NME “il più inquietante di sempre”, è una sequenza di immagini surreali e disturbanti: corpi deformati, scene sessualmente esplicite e una versione animata di Tommy che indossa… se stesso come costume. L’effetto? Inquietante e affascinante al tempo stesso. “Quello che fa sentire a disagio gli altri, a me rende a mio agio,” ha dichiarato l’artista, mentre in un’intervista masticava tranquillamente onion rings, come se nulla fosse. E non si tratta di provocazioni improvvisate: Winaloto ha richiesto due anni di lavorazione e un’attenzione maniacale ai dettagli.
Il filone non cambia con brani come Pussy Money Weed e Little Molly, dove Cash mescola droga, sesso e critica sociale in un cocktail visivo che sa di post-internet e cultura meme. E poi arriva Espresso Macchiato: una caricatura dell’italianità così sfacciata da risultare quasi grottesca. “Volevo solo fare ridere,” ha spiegato lui. Ma dietro la battuta facile si nasconde qualcosa di più: una riflessione – per quanto travestita da pagliacciata – sulla percezione che l’Est Europa ha dell’Occidente e viceversa. Che sia arte o trolling ben orchestrato, poco importa. Tommy sa come far parlare di sé.
Ma è con la moda che l’artista estone raggiunge l’apice della sua follia creativa. Le sue apparizioni alle fashion week tra Parigi e Milano, dal 2022 al 2024, sono diventate veri e propri spettacoli performativi. Ricordate quell’uomo vestito da tavolo imbandito alla sfilata di Doublet? Era lui. O quel tizio in pigiama e ciabatte, con cuscini legati sulla schiena, seduto accanto a Tyga e Avril Lavigne? Sempre lui, alla Y/Project. E che dire della sua performance alla sfilata di Rick Owens, dove si è presentato con un perizoma color carne, una parrucca chilometrica e unghie finte? “È la mia anti-moda,” ha spiegato Cash. Un Salvador Dalí della passerella? Forse. O forse solo un genio del marketing che sa come dominare la conversazione.
Il progetto più iconico (e assurdo)? Il LOAFA: un divano a forma di pagnotta creato in collaborazione con l’artista Gab Bois. Presentato come proposta a IKEA — che, pur ammirando la creatività, ha gentilmente declinato — il divano-panetteria ha scatenato una valanga di commenti online. “Se riceviamo 10.000 commenti, IKEA lo produrrà,” aveva annunciato Tommy sui social. I commenti sono arrivati. IKEA ha detto comunque no. Ma il meme era già servito, e quello, si sa, vale più di qualsiasi produzione in serie.
Le sue incursioni nella moda non si fermano lì. Con Adidas ha creato le sneaker più lunghe del mondo, oltre un metro. “Quando ho proposto l’idea, pensavano fossi impazzito. Cinque mesi dopo, eccoci qui,” ha raccontato, mostrando con orgoglio quelle che GQ Australia ha definito “le scarpe più ridicolmente geniali dell’anno”. E con Maison Margiela? Una collezione che includeva pantofole di pane e noodles sottovuoto brandizzati. “Il merchandising più strano mai visto,” ha sentenziato Vogue. Provocazione fine a sé stessa o critica al consumismo? Forse entrambe.
L’arte visiva, però, è il terreno dove Cash si spinge oltre. Al Kumu Art Museum di Tallinn, nel 2019, ha esposto The Pure and The Damned con Rick Owens: tra le opere, sculture zoomorfe, ritratti di sé stesso incinto e, ciliegina sulla torta, un litro del proprio sperma esposto in una teca. La domanda sorge spontanea: siamo di fronte a un’esplorazione seria del concetto di purezza e dannazione o a un gigantesco sberleffo? Per la curatrice Kati Ilves, “le opere di Cash sfidano lo spettatore a confrontarsi con i propri pregiudizi”. Per altri, come il filosofo Stephen Hicks, è solo “la deriva di un’arte che confonde il provocare con il creare”. E in effetti, quanti litri di sperma servono per far riflettere senza cadere nella parodia di sé stessi?
Il paradosso è evidente: Cash si nutre delle critiche tanto quanto degli applausi. “Volete unicorni o asini?” chiede provocatoriamente. Lui, ovviamente, si considera un unicorno: raro, bizzarro, impossibile da ignorare. Eppure, in questo continuo rincorrersi di shock e assurdità, sorge il dubbio che la provocazione, più che scuotere, inizi a stancare. Claire Bishop, esperta di arte partecipativa, sottolinea come “l’efficacia della provocazione diminuisca quando diventa prevedibile”. E con Tommy Cash il rischio è proprio questo: dopo l’ennesima trovata bizzarra, lo spettatore non è più scioccato. Semplicemente, sbuffa.
E allora, la vera provocazione oggi potrebbe essere proprio il contrario: il silenzio, la sobrietà. Ma Cash sembra pensarla diversamente. “Il vero fallimento? Essere ignorato,” ha dichiarato. E finora, bisogna ammetterlo, ha centrato l’obiettivo. In un mondo dove tutto è già stato detto, mostrato e superato, riuscire ancora a far parlare di sé — tra insulti, risate e riflessioni — non è forse la più grande delle vittorie? Forse sì. O forse siamo solo vittime di un gioco che Tommy, con il suo sorriso beffardo e le sue pagnotte giganti, gioca meglio di chiunque altro.
In fondo, Espresso Macchiato non è solo una canzone: è il manifesto di un artista che, tra cliché e surrealismo, ci ricorda che l’arte può essere stupida, volgare e dissacrante... e forse è proprio per questo che continua a funzionare. Anche se, ammettiamolo, un po’ ci siamo stancati di rimanere scioccati.